La stesura del progetto didattico-educativo in homeschooling è un’incombenza che sta (pre)occupando molte famiglie in questo periodo fra marzo ed aprile.
Tale progetto è stato recentemente introdotto dalle nuove norme che regolano, fra l’altro, anche l’istruzione parentale e sostituisce il vecchio  “programma svolto”. Quest’ultima dicitura è perciò superata, ma è rimasta in uso fino al marzo 2021. Quindi anche noi di LAIF abbiamo continuato ad usarla. Ma l’abbiamo fatto sempre mettendola fra virgolette e sottolineando la non adeguatezza di un “programma” alla situazione dell’istruzione famigliare: per la rigidità e schematicità della sua formulazione, esso infatti si adatta male ad un apprendimento al di fuori di un contesto scolastico, soprattutto se esso segue un percorso prevalentemente informale.

Ho già avuto modo di soffermarmi sulla definizione del progetto didattico-educativo per chi fa homeschooling, sulla sua portata innovativa e sulle opportunità che esso offre. Perciò, in questa sede, rimando al link a cui si trova l’articolo, sul blog del bambino naturale.
Chi volesse ulteriormente approfondire, può anche vedere l’articolo sulla stesura del “programma svolto”.

Qui vorrei mettere a fuoco alcuni aspetti legati alla stesura del progetto stesso.

Che impostazione dare al progetto didattico-educativo?

Dipende molto dal tipo di percorso di homeschooling si è seguito.
E’ infatti fondamentale aver ben chiara la distinzione fra i vari tipi di istruzione parentale e fra l’apprendimento formale, quello informale e quello non formale.

La scuola a casa

Se abbiamo fatto prevalentemente “scuola a casa“, o se i nostri figli frequentano una “scuola parentale”, o se abbiamo seguito i programmi scolastici, il nostro progetto didattico-educativo sarà organizzato come l’indice dei libri di testo cui abbiamo fatto riferimento durante l’anno.
Quindi lo suddividiamo per materie ed elenchiamo gli argomenti di cui ci siamo occupati, segnalando approfondimenti, ampliamenti, diversificazione del punto di vista.

La novità di quest’anno è l’introduzione di una nuova disciplina, trasversale a tutte le materie: l’educazione civica.
Ciò significa che sarà necessario presentare un percorso di apprendimento in educazione civica in Inglese, in storia, in geografia, e così via. Anche in questo si può continuare a seguire le indicazioni che giungono dalle scuole, oppure si possono prendere a riferimento le otto competenze chiave delle Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea, in particolare la competenza in materia di cittadinanza.

L’apprendimento libero, autoguidato, non strutturato, informale

I documenti di riferimento per il progetto didattico-educativo

Se invece abbiamo lasciato i nostri figli liberi di apprendere in autonomia, è giocoforza che l’indice del libro e il “programma svolto” della scuola ci stia stretto.

Allora si possono prendere a riferimento i seguenti documenti:

Ricordiamoci a questo proposito che esistono due versioni delle Competenze chiave: quella del 2006 e quella del 2018.

Nella formulazione più recente, le Competenze chiave per l’apprendimento permanente delle Raccomandazioni europee sono otto:

Le competenze chiave non corrispondono alle discipline scolastiche, ma sono trasversali ad esse: le materie sono interpretate come funzionali al raggiungimento delle competenze per l’apprendimento permanente.

Non esiste gerarchia nelle competenze chiave: sono tutte ugualmente importanti e tutte interagiscono e si completano vicendevolmente.

Come impostare il progetto didattico-educativo in apprendimento libero?

Potrà essere utile suddividere il progetto didattico-educativo in otto parti, corrispondenti alle otto competenze, se si sceglie questo tipo di riferimento.

In alternativa, si organizzerà il progetto in tante sezioni quante sono le materie delle Indicazioni nazionali.
Nel caso delle Indicazioni nazionali per il curricolo, si potranno scegliere i Traguardi (le competenze nelle singole materie) oppure gli Obiettivi (le abilità). E’ lecito pensare che i primi sono più indicati ad un percorso di maggiore autonomia, mentre i secondi sono più strutturati e perciò più adatti nel caso di un apprendimento che ha tenuto come traguardo la formazione scolastica.

Si potrà, ad esempio, iniziare con una citazione del testo del documento di riferimento.
Sarà possibile poi proseguire con la narrazione di come una determinata competenza venga sviluppata o come un certo traguardo sia stato raggiunto.
E in quest’ottica possono essere utili alcuni esempi di apprendimento informale o non formale, già citati in una nostra serata: quello del karate e quello della pasticceria.

Il progetto didattico-educativo in un homeschooling con approccio ibrido

In questo caso è possibile pensare un riferimento alle otto competenze chiave, tenendo presente sia gli apprendimenti avvenuti in modo formale e informale, sia quelli raggiunti in modo formale.

E’ perciò pensabile, ad esempio per la competenza alfabetica funzionale, di declinarla secondo i traguardi delle Indicazioni nazionali per gli apprendimenti formali, completandola con l’indicazione degli obiettivi raggiunti in modo informale o non formale.

Nunzia Vezzola

Il progetto didattico-educativo in homeschooling

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *