Educare con la poesia, educare alla poesia

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Qualche mese fa ho iniziato a leggere un saggio sulla poesia dal titolo “La poesia salva la vita” scritto da Donatella Bisutti. Il titolo mi aveva subito colpito ma dopo aver letto le prime pagine del libro, lo avevo accantonato, giudicandolo (col senno di poi) in modo frettoloso. E’ infatti un saggio impegnativo perchè denso di contenuti e ricco di esempi esplicativi per chi vuole fare un viaggio al di là dei luoghi comuni sulla poesia. Ed io alla fine quel viaggio mi sono decisa ad intraprenderlo! 

Poesia a scuola 

La poesia viene spesso percepita come un genere letterario per gli “addetti ai lavori”, difficile da leggere e ancor più da scrivere. A scuola i bambini della primaria imparano a memoria filastrocche adatte per ogni occasione e “studiano” semplici poesie sparse qua e là nei libri di testo; poi alla scuola secondaria si passa alle poesie sempre più complicate del nostro ricco patrimonio letterario e i ragazzi si perdono in noiosi esercizi di prosa. Ricordo anch’io la fatica di leggere e “analizzare” Dante, Petrarca e il Dolce stil novo, per non parlare dell’Orlando furioso. Leopardi e Montale mi piacevano di più ma l’ossessione degli insegnanti per la versione in prosa da fare obbligatoriamente per ogni componimento poetico che rientrava nel programma, spegneva all’istante ogni possibilità di amare quel genere letterario. 

Purtroppo credo che ancora oggi sia così. Me ne sono accorta l’anno scorso quando come collaboratrice della biblioteca locale, ho proposto alla scuola secondaria inferiore del nostro paese un sondaggio sui generi letterari preferiti dai ragazzi. Lo scopo era soprattutto quello di raccogliere un feedback rispetto alla possibilità di acquistare nuovi libri che incontrassero il gusto dei giovani lettori. Ebbene, tra i quindici generi letterari da me proposti, la poesia è arrivata all’ultimo posto. Piuttosto comprensibile (direi) se si continua a proporre solo lo studio di quelle “classiche”, come da programma.

Per carità, non dico che tutta quella ricchezza (e bellezza) vada accontonata, ma che magari si può proporre anche dell’altro, come autori contemporanei più vicini alla realtà dei nostri ragazzi. Perchè negli ultimi anni la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza ha prodotto non solo romanzi, ma anche raccolte poetiche di grande qualità. Basti pensare a Chiara Carminati, Bruno Tognolini, Silvia Vecchini, Giusi Quarenghi, Sabrina Giarratana per citarne solo alcuni. 

A scuola di poesia  

Così quest’anno mi sono decisa a proporre un progetto sulla poesia a quella stessa scuola secondaria, lanciando a quei ragazzi (ma soprattutto a me stessa) una sfida “immaginaria”: quella di avvicinarli al mondo della poesia entrando da una porta secondaria, come dire..la porta del suono e del senso o significato, ingredienti base di ogni componimento poetico. Il suono è quello che si propaga nell’aria leggendo delle poesie ad alta voce, con o senza rima; il senso è soprattutto quello che ognuno percepisce in modo irrazionale, perchè parla proprio a te in quel momento. La razionalità, la spiegazione, la prosa vengono dopo, oppure non vengono affatto. Solo così secondo me si può sperare di innamorarsi (e far innamorare) della poesia. 

Un altro aspetto da tenere in considerazione per educare alla poesia

(e qui entriamo sicuramente in gioco anche noi genitori homeschooler), è quello di far passare l’idea che la poesia è per tutti e non solo per i poeti, quindi anche per i bambini e i ragazzi. Anzi soprattutto per loro perchè più pronti a creare ed immaginare. E poi perchè la poesia è un modo per esprimere noi stessi e i nostri sentimenti, oppure ritrovarli nelle parole di quella poetessa o di quel poeta. 

Leggere poesie, dunque, a scuola come a casa, di autori classici o contemporanei, ad alta voce, servendo come primo piatto il suono. E poi non chiedere subito “Cosa hai capito?” o “Cosa vuol dire?”, ma lasciare che il bambino o il ragazzo assapori quel cibo e scopra il suo gusto personale. 

Perchè non sempre quello che proponiamo noi può piacere, ma scoprire che si può anche dire di no e che magari piace qualcos’altro, è un’esperienza di crescita importante per loro! 

E se proprio non volete farvi mancare niente, proponete ai vostri figli e studenti giochi di parole e di scrittura creativa per inventare le loro poesie. A tal proposito, vi segnalo un bel saggio di Roberto Piumini ed Ersilia Zamponi dal titolo “Calicanto. La poesia in gioco” e una sorta di calendario poetico dal titolo “Un anno di poesia” di Bernard Friot, illustrato da Hervè Tullet e tradotto da Chiara Carminati. 

Certo, anche noi adulti dovremmo riscoprire la poesia se l’abbiamo poco praticata e cercare anche noi il nostro gusto personale o la nostra poetessa/poeta preferito. Perchè dovremmo farlo? Perchè la poesia salva la vita! 

Ma dove sono le parole 

Prima di lasciarvi alle vostre immersioni poetiche (!) volevo segnalarvi un ultimo libro molto particolare nel suo genere, come particolare è la poetessa che ne ha consentito la pubblicazione. Sto parlando di Chandra Livia Candiani e della raccolta di poesie dal titolo “Ma dove sono le parole?”, curata insieme ad Andrea Cirolla. 

E’ un libro, a mio avviso, che si legge tutto d’un fiato e che ti lascia dentro un’impronta delicata ma nello stesso tempo potente. Perchè si tratta di poesie scritte da bambini e perchè queste poesie sono il frutto degli insegnamenti di una maestra speciale che ha aiutato quei bambini a trovare le parole per dire quello che avevano dentro. 

Una frescura al centro del petto

la chiama Candiani nel suo libro, riprendendo l’espressione dal poeta persiano Gialal al-Din Rumi (1207-1273). E continua: 

..l’abbiamo tutti, i mistici lo chiamano cuore o luogo tenero e soffice, o vera natura; i poeti come il Pascoli, il fanciullino, il bambino, oppure il selvaggio. L’abbiamo tutti, ma può vivere inavvertita dentro di noi o soffocata o sommersa e occorre un percorso per ritrovare questa fonte già da sempre lì, per riconoscerla, per non averne paura, per lasciarla dire, per scrivere sotto sua dettatura. Perchè lì vivono le parole. (pag.15) 

Per concludere riporto per intero la poesia di Rumi che oltre ad essere molto bella (e lungimirante!), mi sembra adatta a tutti i contesti educativi, a scuola come a casa. Buona lettura e soprattutto buona poesia! 

Due tipi di intelligenza 

Ci sono due tipi di intelligenza: una acquisita, 

come lo scolaro memorizza fatti e concetti 

dai libri e da quel che il maestro dice, 

accumulando informazioni dalle scienze tradizionali, 

come da quelle nuove. 

Con questa intelligenza emergi nel mondo, 

ti collochi davanti o dietro gli altri 

in base alla tua competenza nel memorizzare 

l’informazione, con questa intelligenza te ne vai a zonzo 

per i campi della conoscenza segnando sempre più 

cose sul tuo quaderno d’appunti. 

C’è un altro tipo di quadernetto, 

uno già completo e custodito dentro di te, 

una sorgente che straripa dal suo alveo. Una frescura 

al centro del petto. Quest’altra intelligenza 

non ingiallisce e non ristagna. E’ fluida, 

e il suo movimento non è da fuori a dentro 

attraverso le condutture di un sapere idraulico. 

Questo secondo sapere è una fonte 

che da dentro di te va verso l’esterno. 

Mamma Antonella

Mamma homeschooler, socia LAIF e autrice del blog “Percorsi di apprendimento”

Per chi desidera leggere altri contributi di Mamma Antonella li trovate a questa pagina.

Immagini: Licenze Creative Commons

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