Socializzazione a scuola: lettera aperta di una mamma outsider

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socializzazione a scuola

Riceviamo e volentieri condividiamo questa bella testimonianza. Mamma Antonella racconta la loro esperienza di socializzazione a scuola, al rientro dopo quattro anni di homeschooling. Siamo certi che le sue osservazioni e riflessioni possano essere di aiuto a molte famiglie homeschooler.

Buona lettura!

La lettera di mamma Antonella, una mamma outsider

Cari amici di LAIF,
ho colto al volo la possibilità che mi avete offerto di raccontare la nostra esperienza di famiglia ritornata “tra i banchi di scuola” dopo un percorso di quattro anni in istruzione parentale.
Mi sento, dunque, un’outsider rispetto a voi famiglie che invece, con tenacia e convinzione, portate avanti progetti di apprendimento “diffuso” al di fuori delle mura scolastiche. Così come mi sentivo un’outsider qualche anno fa rispetto alle famiglie i cui figli frequentavano la scuola, quando noi invece eravamo in istruzione parentale. Ma d’altronde, il “dentro” e il “fuori” è una questione di punti di vista. E se oggi sono qui a condividere con voi le mie riflessioni, è forse perchè continuo a considerarmi un’outsider, pur essendo al momento dentro la scuola.

Mi è stato chiesto di raccontare, in particolare, la nostra esperienza di SOCIALIZZAZIONE all’interno di quel contesto. Infatti proprio la presunta mancanza di essa viene spesso contestata alle famiglie in istruzione parentale.
E proprio perchè noi abbiamo vissuto sia il “fuori” che il “dentro”, posso sicuramente confermarvi, per cominciare, che stare sei ore al giorno in un gruppo-classe, anche piuttosto numeroso (e per giunta sempre lo stesso), non vuol dire automaticamente SOCIALIZZARE. L’età alla quale faccio riferimento, per intenderci, è il periodo dela scuola secondaria di primo grado.

Ma partiamo dall’inizio, e cioè dal primo giorno di scuola della prima media, in cui ho lasciato mio figlio nel cortile dell’edificio insieme ad una ventina e più di ragazze e ragazzi pieni di vita, proprio come lui. Socializzare come POSSIBILITà di incontro, questo sì, la scuola sicuramente offre questa opportunità. Ma la qualità delle relazioni tra pari e la mediazione dell’adulto educante (cioe il prof o la prof di turno) non sempre corrispondono a quel modello positivo auspicato anche nelle linee guida ministeriali.

Il reinserimento a scuola

Cercherò, in ogni caso, di essere il più possibile obiettiva nel condividere con voi il mio punto di vista di mamma e di educatrice che da anni studia e tenta di applicare nella pratica un approccio educativo a misura della “persona in formazione” che ha di fronte. Un compito arduo, a dire il vero, perchè nessuno ha la verità in tasca e ogni punto di vista rimane comunque parziale. Ma la responsabilità di offrire il meglio che possiamo (e che siamo) ai nostri figli, questo credo ci accomuni tutti.

Posso dire che è stata un pò una sfida per mio figlio inseririrsi in quel gruppo-classe. Quest’ultimo arrivava infatti già più o meno compatto dall’esperienza fatta insieme alla scuola primaria.
Ma quella sfida (nel senso positivo del termine) credo che in fin dei conti gli abbia fatto bene perchè ha attivato e accresciuto le sue capacità relazionali. Certo non è sempre facile avere a che fare con chi è diverso da noi. Ma il lato positivo è che possiamo imparare NOI chi siamo, chi vogliamo essere e chi NON vogliamo essere.

Per un anno, quindi, siamo andati avanti discretamente bene, anche perchè a questa età il desiderio di appartenere al gruppo dei pari sembra più forte anche di eventuali compagni di banco con comportamenti prepotenti che possono
sicuramente scoraggiare..
Adesso siamo al secondo anno delle medie. Ogni tanto qualcuno che conosce il nostro passato di homeschooler mi chiede “Si trova bene?”. Allora io rispondo automaticamente di sì a quelli che sembra vogliano sentire solo questa risposta. A quelli che invece sono disponibili ad ascoltare altre risposte, dico che poteva andare anche peggio (!) e che ci sono sia pro che contro.

La nostra esperienza di socializzazione a scuola

Ritornando al discorso sulla socializzazione, nella nostra esperienza, tra i “pro” c’è sicuramente il fatto che a scuola si impara a stare in situazioni e relazioni che non sempre possiamo scegliere e che ci spingono ad attivare strategie nuove a livello comportamentale e psico-emotivo (scusate il termine tecnico). Ma bisogna vigilare e fare attenzione affinchè questo “pro” non diventi un “contro”. Ad esempio nel caso in cui il ragazzo o la ragazza facciano una fatica eccessiva per la loro età, ad attivare quelle strategie. Perchè è vero che i nostri figli devono imparare a cavarsela da soli. Ma talvolta non ce la fanno oppure quello che devono affrontare è più grande di loro e della loro capacità di elaborazione. Allora io credo che come adulti educanti abbiamo la responsabilità di offrire loro un sostegno, fare cioè da <<scaffolding>> per aiutarli ad andare oltre eventuali ostacoli.

Questo a scuola l’ho visto poco, sinceramente. Gli adulti in quell’ambiente sono più preoccupati dei contenuti da trasmettere che delle relazioni da curare nel senso di prestare attenzione e valorizzare il meglio, scoraggiando il peggio. Comprendo che non sia sempre facile ma penso sia fattibile con un pò di impegno in più.
Perchè spesso quei fatti di cronaca così dolorosi che avvengono tra i banchi di scuola e che ci sembrano così lontani dai nostri contesti, sono il risultato di gesti ripetuti (e subiti) nel tempo che quel ragazzo o quella ragazza non sono riusciti ad affrontare da soli, e noi adulti abbiamo sottovalutato oppure non visto o, peggio, scelto di non vedere. Chiedo perdono se a qualcuno può sembrare eccessivo o fuori tema. Lo dico sinceramente e senza giudizio perchè penso che tutti dobbiamo assumerci la nostra responsabilità, genitori e insegnanti, senza scaricarla a turno gli uni sugli altri.

Riflessione personale sulla socializzazione a scuola

Quello che stiamo vivendo noi è solo un piccolo spaccato del mondo della scuola, che pertanto non può che essere parziale e rimane un punto di osservazione. Ma credo che questo spaccato sia anche lo specchio della realtà sociale nella quale siamo immersi. In essa i rapporti di forza e la competizione prevalgono (purtroppo) sui rapporti di reciprocità e collaborazione.

Nella nostra passata esperienza di famiglia homeschooler (età di riferimento corrispondente al periodo della scuola primaria), SOCIALIZZARE è stato per noi possibilità di scegliere e di condividere interessi, gioco e confronto costruttivo con età diverse, collaborazione alla realizzazione di un progetto comune, coltivare il desiderio di incontrarsi anche a distanza di tempo. Sicuramente crescendo anche la socializzazione cambia, evolvendo insieme ai nostri figli e ai loro bisogni. Ma non possiamo, in tutta onestà, relegarla al solo ambito scolastico. Così come si parla, infatti, di “educazione diffusa”, si può parlare di “socializzazione diffusa” che non conosce confini tra “dentro” e “fuori”.

Detto questo, io continuo a sentirmi un’outsider pur essendo dentro la scuola. Forse perchè non riesco a smettere di interrogarmi o forse perchè continuo ad osservarla come se ne fossi fuori. In ogni caso, continuo a cercare (e sognare, perchè no!) la strada migliore. Per noi ovviamente. Perchè ognuno ha la sua.
Come è giusto che sia.
Buona ricerca allora e un caro saluto da mamma Antonella.

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Credits: Foto di Svetlana Vasileva da Pixabay

6 commenti su “Socializzazione a scuola: lettera aperta di una mamma outsider”

  1. Cara Antonella, grazie per le tue parole. Anche noi siamo rientrati dopo 5 anni di istruzione in famiglia e anche noi ci sentiamo un po’ “fuori” e un po’ “dentro”. Osserviamo ma ancora non siamo integrati in una socializzazione che è diversa da quanto conoscevano e vivevamo prima. Dopo la campanella, il fuori non esiste, il compagno non diventa amico, l’ empatia verso l’ altro va a scemare e diventa semplice convivenza a tempo determinato.
    Si cerca comunque di trovare un equilibrio e una socializzazione più profonda che con l’ istruzione in famiglia era per noi così scontata.

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    • Grazie davvero Simona per la sincerità delle tue parole! Hai ragione, il compagno non diventa amico e l’empatia si trasforma spesso in convivenza “forzata”. Però credo e personalmente ho fiducia e voglio continuare a sperare che i semi seminati finora e le esperienze fatte nel “fuori dalla scuola” insieme ai nostri figli, possano sostenerli anche nel “dentro”. Auguri sinceri e un caro saluto!

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  2. Grazie per la tua condivisione, Antonella. Noi ci stiamo preparando a mandare mio figlio in prima media a Settembre e i pensieri sono molti e ambivalenti dopo 4 anni di homeschooling. Leggere le tue sensazioni mi fa sentire meno sola e la tua riflessione sulla socializzazione la terrò con me per questa nuova avventura. Un caro saluto

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    • Grazie Paola anche a te di cuore! Anch’io leggendovi mi sono sentita meno sola! Non è una scelta facile rientrare nel contesto scolastico e molti pensieri e paure affollavano (e affollano tuttora!) anche le nostre menti di genitori. Posso dirti che due dei nostri salvagenti “emotivi” sono stati la curiosità di nostro figlio nel voler provare “qualcosa di nuovo” e la fiducia che abbiamo provato a costruire insieme affinchè potesse fare la sua esperienza, indipendentemente dalle nostre ansie e pre-giudizi. Un percorso faticoso al dire il vero, ma le cose difficili sono spesso le più importanti e significative secondo me, sia per noi genitori che per i nostri figli. Auguri per il vostro nuovo inizio e cari saluti!

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  3. Ciao Antonella,
    la tua sincera testimonianza è di grande valore per chi pratica l’istruzione parentale e per chi ha scelto un’altra modalità educativa. Alla fine, i dubbi, le riflessioni e le sfide presenti nell’avventura dell’apprendimento non cessano mai, sia che tu sia dentro o fuori da un’istituzione. La condivisione delle esperienze e l’ascolto dell’altro sono, di per sé, una prerogativa dell’apprendimento permanente.

    Grazie,
    Catarina

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  4. Ciao , sono una mamma , io devo dire che sto’ avendo tantissimi problemi mandando mio figlio alla scuola primaria pubblica del nord Italia, per vari aspetti ma soprattutto della SOCIALIZZAZIONE , in 8 ore di lezione ci sono 5 minuti di pausa SEDUTI E IN SILENZIO , se un bambino vuole sgranchirsi le gambe dicono ” disturba ” e poi parte iter psico da parte delle maestre ” RIGIDE ” , in più non rispiegano e lasciano indietro ..
    Socializzazione è ZERO se poi vogliamo parlare del PREGIUDIZIO DELLE MAMME , nelle chat dei genitori , o magari per un battibecco con il figlio della mamma sbagliata che convince altri genitori ad ESCLUDERE IL COMPAGNO DI CLASSE diffamandol e coinvolgendo anche le maestre .. Meglio scuola da casa ! Anche se , la preoccupazione è quella che in Italia non c’è troppa tutela per chi vuole vivere in ” Pace ” adempiendo al dovere scolastico Senza scuola pubblica , subentrano altre autorità , il caso famiglia nel bosco.. fa un po’ timore tutto questo , si dovrebbe lavorare su più tutela in tal senso . Grazie saluti

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