esempio
Foto di LaterJay Photography da Pixabay

L’insegnamento non richiesto ostacola l’apprendimento.
La correzione degli errori è dannosa.
L’esempio, inteso come fare insieme e come farsi vedere a fare, può essere un approccio corretto per l’educazione e l’istruzione dei piccoli.

Nell’articolo Il potere dell’esempio pubblicato sul blog del bambino naturale ho tradotto il pensiero di John Holt su questo tema.

“Ciò di cui i bambini piccoli hanno bisogno è l’opportunità di vedere ragazzi più grandi e adulti scegliere e intraprendere attività diverse e lavorarci per un periodo di tempo finché non sono finite”¹.

I bambini ci guardano … ed in particolare guardano i bambini più grandi. Ne sono affascinati e cercano di imitare il più possibile.
Se noi parliamo in inglese, ad esempio con il gatto o con il vicino, anche nostro figlio sarà invogliato a farlo.
Se noi leggiamo, facciamo i conti con la penna, ci arrampichiamo su un albero … siamo per lui uno stimolo ad apprendere.

E non serve dirgli: “Guarda!”, “Fallo anche tu!”, “Fai così” …. No, lui sarà spontaneamente invogliato a fare altrettanto.

Il bambino osserva, studia il luogo, gli oggetti, i movimenti, i tempi. Fa ipotesi, prova, ruba il mestiere.

“I bambini hanno bisogno di cose fatte bene”, come cucinare, ma soprattutto impastare e “cuocere al forno, in cui i materiali cambiano forma e sostanza”. Anche in questo caso, la formula magica è combinare esempio e accesso.

E chi è convinto di non possedere conoscenze e/o competenze, o di non aver nulla da mostrare?
John Holt è implacabile: suggerisce a tutti di mettersi ad imparare!

Sì, perché imparare e farsi vedere mentre si impara è un forte stimolo per i bambini.
Innanzi tutto, questo esempio trasmette il messaggio implicito che l’apprendimento non è una cosa da bambini, ma che evidentemente tutti imparano, a qualsiasi età.
Poi, è un grande esempio, dal potere travolgente.

Questo è particolarmente valido per chi pratica l’apprendimento autoguidato,

I bambini devono essere coinvolti nelle attività, sia quotidiane sia professionali, devono avere accesso ai luoghi di lavoro ed essere resi partecipi dei processi produttivi, operativi, e anche della progettazione, che è una fase molto importante.

 


¹ Le citazioni sono tratte da: John Holt, Learning all the time, Da Capo Edizioni, 1989, pp. 129-132.

 

Credits:
Foto di LaterJay Photography da Pixabay
John Holt, Learning all the time, Da Capo Edizioni, 1989, pp. 129-132.

L’esempio secondo John Holt
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2 pensieri su “L’esempio secondo John Holt

  • 13 Marzo 2019, 09:39 alle
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    Bell’articolo Nunzia!
    Sono perfettamente d’accordo quando scrivi che i bambini hanno bisogno di vedere i ragazzi più grandi o gli adulti fare qualcosa, partecipare all’attività e all’intero processo di realizzazione facendo le cose “fatte bene”.
    La bellezza nasce dalla cura e dal lavoro attento e scrupoloso e non dalla fretta… il tempo è un valore da recuperare.
    Mi piacerebbe approfondire la parte in cui scrivi quanto segue: “Qualcuno teme di non aver nulla da mostrare? È opportuno che impari una tecnica o acquisisca una competenza, almeno secondo Holt.”
    Cosa intende Holt quando scrive questo?
    Cosa intendevi sottolineare tu?
    Sicuramente avremo modo di approfondire.
    Grazie!
    Barbara

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  • Nunzia Vezzola
    15 Marzo 2019, 15:15 alle
    Permalink

    Grazie Barbara, per questo tuo interesse e per l’occasione che mi dai di ritornare su questa tematica così importante.
    John Holt affronta la questione molto accuratamente, nelle sue diverse articolazioni e sfaccettature.
    Infatti, alcune volte gli adulti ritengono di non possedere competenze da mostrare (io dico, ad esempio, nelle lingue straniere: cosa fa il genitore che non ne conosce? O chi non sa riparare una bicicletta. Deve trovare un tutor per suo figlio?).
    In questi casi, John Holt dice esplicitamente che i genitori “che non possiedono competenze … dovrebbero impararne e farsi vedere dai bambini mentre imparano, anche se si tratta di cose semplici come la dattilografia. Dovrebbero invitare i bambini ad usare queste competenze insieme a loro.
    In questo modo i bambini possono essere lentamente trainati a livelli sempre più alti di energia, impegno e competenza, in attività adulte sempre più serie ed utili.” (Le parti tra virgolette sono citazioni)
    Quello che io volevo sottolineare è appunto l’opportunità che l’adulto si ponga, non come insegnante o tuttologo, ma più umilmente come colui che ha ancora tanto da apprendere: i bambini imparano ad imparare anche vedendo noi che impariamo, e che sbagliamo, e che ritentiamo senza perderci d’animo; così trasmettiamo anche il messaggio che l’apprendimento non è “una cosa da bambini”, ma che fa parte della vita, in ogni momento.
    L’analisi di John Holt continua e si articola ulteriormente. Io volevo dare solo spunti di riflessione.
    Un saluto.
    Nunzia.

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