E’ con immenso piacere che condivido con voi nuovamente alcuni appunti presi “al volo” durante la diretta del terzo Webinar Instagram che André Stern ha condotto in questo periodo di emergenza sanitaria per parlare della “relazione genitori-figli in tempo di quarantena”.

A grande richiesta, ha proseguito questo appuntamento settimanale. Ricordiamo che lui ci parla dalla Francia e si sono collegate persone dal mondo intero per ascoltarlo: dalla Polonia al Sud America, Chile, Brasile, Peru…, passando per l’Italia, la Germania, Austria, Spagna, Svizzera, fino al Canada… solo per citarne alcuni!

Un altro incontro che è stato molto ricco di riflessioni preziose che potranno apprezzare tutte le persone interessate a nuovi punti di vista nei confronti dell’infanzia, ma anche nei confronti dei genitori!

Buona lettura!

 Terzo Webinar

André Stern introduce questo nuovo incontro online come segue:

“Molte persone, ovviamente non tutte visto che siamo tutti molto diversi, mi stanno scrivendo che stanno scoprendo quanta fiducia possono avere nei propri figli. All’inizio i genitori si sentivano un po’ persi, non sapendo a che ora alzarsi, mangiare… i rituali e i ritmi essendo stati cambiati. Però la creatività, le idee dei bambini e ragazzi sono spesso travolgenti e fanno scoprire nuove esperienze ai genitori.

E’ una delle cose che abbiamo detto nel primo appuntamento, che questa è una reale e unica opportunità per molti (ovviamente non per tutti e non divertente per tutti) di VEDERE i nostri figli, di GUARDARE COME GIOCANO, GUARDARE COME IMPARANO, COME VIVONO. Un’opportunità che di solito non si potrebbe avere perché siamo sempre troppo impegnati, tutti devono andare al lavoro, a scuola… non abbiamo tempo di guardare come i bambini VIVONO!

I genitori non possono leggere nei libri, come nei miei libri, se possono credere o no nei propri figli, devono vedere con i propri occhi, viverlo e questo potrà cambiare molte cose.”

 

  • André: “Un’altra cosa che vorrei aggiungere prima delle domande è:

    Ho parlato con molte persone a proposito di interrogativi che ci poniamo tutti: questo virus è realmente così cattivo? Le decisioni della politica sono quelle giuste? Le autorità avrebbero potuto fare altro? Ci sono molte domande interessanti ovviamente, ma credo che al di là dell’origine del virus, al di là delle ragioni per le quali abbiamo questa crisi adesso… La crisi c’è… e cambierà tutto! Abbracciamo gli effetti di questa crisi, il mondo sarà un altro dopo questo momento. Devo ammettere che non sono molto interessato nel perché abbiamo questa crisi, ma più al dopo e cosa faremo dopo questa crisi. Perché è di nuovo, lo ripeto, un’opportunità unica nel suo genere: la gente può vedere l’acqua di tutti i fiumi più chiara, tutti i nostri cieli più azzurri che mai, possiamo vedere i nostri figli tornare nuovamente bambini…

Molte persone si faranno delle domande, si chiederanno cos’è realmente importante per loro.

Dobbiamo porci queste domande adesso. Vedo un’enorme potenziale per cambiare. Questo potenziale è così grande e importante se siamo nel flusso, che è importante prenderlo in considerazione.”

 

 

  • Una prima domanda, riguarda suo padre, Arno Stern, che ha pubblicato di recente degli scritti emozionanti sulla sua pagina Facebook. In una delle sue ultime considerazioni dice…

“Siamo stati tutti educati ad essere ragionevoli e questo sacrifica la nostra spontaneità.” Per lui “questa è un’opportunità per noi tutti di risvegliare questo potere della spontaneità che è in noi”

Viene chiesto a André se può dirci qualcosa in più a questo proposito. André risponde che non può parlare per lui, ma è un tema sicuramente molto interessante.

“Precisa che suo padre Arno vorrebbe rispondere a tutte queste domande in diretta, ma necessita della presenza di André per motivi tecnici e dunque non è possibile per lui in questo momento, fino a quando non potranno essere insieme. E’ una cosa alla quale stanno pensando.”

André: “Posso dire che sì, perdiamo la nostra spontaneità perché siamo ragionevoli e ci chiedono di essere ragionevoli in tutta la nostra vita. La spontaneità è per esempio come la creatività, è qualcosa che ci viene naturale. La creatività è più facile per i bambini perché non separano la realità e la fantasia, questo è un punto importante perché è ciò che fanno invece gli adulti: separiamo la realtà e la fantasia. Se qualcuno vive troppo nella fantasia gli diciamo “ehi, torna sulla terra!”.

Dunque diamo a tutti, anche ai nostri figli, l’impressione che sia meglio essere realistici invece di fantasiosi. Questo inizia molto presto nella nostra vita e così smettiamo di essere creativi. Per esempio, essere creativi significa farsi domande e andare dalla realtà alla fantasia senza confini, proprio ciò che fanno i bambini. Così nella realtà raccolgono un sasso e per loro, nella fantasia, è un aeroplano perché per loro c’è qualcosa nel sasso che ricorda un aeroplano e giocano! Questo è ciò che chiamiamo creatività, ciò che mio padre Arno chiama la spontaneità, qualità innate che applicheremmo tutti se qualcuno non venisse a dirci “ehi… sii realistico, questo è un sasso!” Ed ecco finita la nostra creatività, la nostra spontaneità perché spontaneamente per noi era un aeroplano e qualcuno invece ci ha detto che era un sasso.

Credo che per il fatto che siamo tutti chiusi in casa, per il fatto che dobbiamo risolvere molti problemi che non siamo pronti ad affrontare, per il fatto che nessuno può darci le soluzioni DOBBIAMO TROVARE SOLUZIONI E DOBBIAMO ESSERE CREATIVI.

Essere creativi è un modo automatico di essere spontanei. Crediamo che la creatività dev’essere qualcosa sulla quale dobbiamo lavorare, trovare, pensare a delle soluzioni, guardare i problemi e risolverli… in generale invece non è così, le soluzioni arrivano di colpo, si inventano da sole nella mente e questa è la spontaneità.

Mio padre parla dei bambini, perché se dai un foglio di carta e una penna ad un bambino, ed è molto importante, normalmente sarà spontaneo e disegna qualcosa che viene dal suo profondo. Ma per il fatto che diciamo sempre ai bambini che devono essere realistici, non sanno cosa fare e chiedono: “cosa devo fare?”. Dobbiamo dirgli di disegnare ciò che vogliono, così vedono che c’è qualcuno che crede nella loro spontaneità e i bambini lo faranno in modo spontaneo. Semplicemente così.”

 

  • Qualcuno ha chiesto se André può parlare dell’importanza dei ritmi e dei rituali.

“André risponde che questo è proprio il tema principale del suo prossimo libro. L’ha finito appena di scrivere qualche giorno fa e ci sta ancora lavorando.”

André: “Il punto è che diciamo sempre che troppa libertà significa troppo chaos. Tutti siamo convinti di questo, come genitori, come educatori. Siamo sicuri che dare a noi stessi e ai nostri figli troppa libertà finirà con il chaos. Però questa è solo un’idea e non c’è assolutamente niente di vero in questo. Però purtroppo pochi possono sperimentarlo.

Se invece diamo fiducia ai nostri figli e diamo loro la certezza di essere amati per quel che sono; se sulla base di questa fiducia e questo amore diamo loro anche la libertà, quello che vedremo è l’apparizione spontanea di ritmi e rituali.

E’ qualcosa di grande: una “meta struttura / organizzazione” personale che ci sarà sempre. E potremo vedere che non c’è nessuna libertà senza questa “meta-struttura” spontanea. E’ qualcosa che i bambini desiderano. Non possiamo dire che si tratti di qualcosa di cui hanno bisogno, perché è impossibile sapere di cosa hanno bisogno i bambini visto che ognuno ha bisogno di qualcosa di diverso, sono tutti diversi uno dall’altro. Saranno loro ha sentire ciò che serve a loro.

Questi ritmi e questi rituali sono molto importanti e ne siamo “pieni”. Se ci guardiamo intorno siamo circondati da rituali, nella società… (come darsi la mano, ma in questo periodo non è più di moda!). Rituali nella comunità, rituali nella famiglia e poi, abbiamo rituali individuali e i bambini li esprimono molto fortemente… Ci sono rituali giornalieri, settimanali, mensili e per tutta la vita. Si possono vedere perché sono costantemente ripetuti, fatti di nuovo e di nuovo. Spesso questi rituali hanno ritmi molto precisi e sono collegati.

Osservare i bambini nei loro rituali, nei loro ritmi è come un invito, un’ispirazione a fare come loro.

Per esempio, se avete un mucchio di carte da riordinare e non avete mai tempo per farlo, potete creare un rituale nel quale mettere via 3 fogli al giorno e dopo un mese tutte le carte saranno state riordinate.

Questo è solo un esempio di quanto possano essere importanti i ritmi e i rituali. Questo è anche un invito per voi, tutti voi! Guardate i vostri figli, adesso che sono “relativamente” liberi: quali ritmi e quali rituali hanno? Vedrete come si organizzano “la settimana” pur essendo tutti i giorni a casa.

Questa è solo una minima parte di tutto ciò che si può dire a proposito dell’importanza dei ritmi e dei rituali, ma dobbiamo lasciare qualcosa per i lettori del mio prossimo libro quando sarà pronto!”

 

  • Alla domanda se André ha anche lui divergenze o litigi con i propri figli e come li gestisce, André risponde:

“E’ ovvio che ci sono momenti di crisi con i nostri bambini… tra i due fratelli che devono dividersi i giochi o altro. Non siamo la famiglia perfetta ed è ovvio che abbiamo bambini che litigano. Noi amiamo e sosteniamo la diversità e dunque significa avere opinioni diverse. Però non temiamo i conflitti. Credo che il problema sia la nostra posizione, il nostro desiderio di mantenere il potere, questi sono i problemi che portano al conflitto. Non dico che non lo faccio anch’io, dobbiamo imparare tutti. Spesso non vediamo le cose come sono.

Vi do un piccolo esempio (tratto dal nuovo libro!): due fratelli litigano per avere una macchinina. Parlate con il più grande perché, essendo più grande, dovrebbe capire meglio la situazione. Dite al grande: “lascia stare, dagli la macchinina che tanto ti tornerà tra 5 minuti, dagliela subito al piccolo per mettere fine al dramma che sta creando”. Però il grande vi risponderà che non vuole lasciar perdere, perché altrimenti il piccolo credere che sarà sempre così, che potrà sempre averla vinta.

Questo è quello che pensiamo tutti! Viene detto spesso ai genitori “non mollare, altrimenti perderai il controllo”, questo è il problema. Ma non si tratta solo di controllo, si tratta di perdere il proprio POTERE. Questo ci spaventa perché vogliamo mantenere il nostro potere.

Ma non vediamo la realtà che è la seguente:

se gli dai il gioco, il piccolo farà un’esperienza. Questa esperienza è capire che nella vita è possibile “mollare”, è possibile “lasciare andare”.

E’ esattamente ciò che il piccolo vuole imparare! E il grande impedisce al piccolo di vivere questa esperienza: pensando “ho il potere di mettere fine al litigio”, invece di vivere l’esperienza “è possibile dare via, lasciare andare qualcosa”. E poi, sarà ciò che determina quello che farà il bambino in futuro, in base a ciò che avrà visto.

Un altro esempio: C’è un’altra storia che racconta di un uomo, una donna e due bambine che vogliono vedere un film. L’uomo è nuovo in questa famiglia. Le ragazzine hanno scelto il film e arrivano con una scatola piena di snacks che vogliono aprire. La mamma dice di no perché vuole lasciarla per altre occasioni e vanno a guardare il film.

Un’altra volta organizzano di nuovo una serata cinema, questa volta una grande occasione secondo le ragazzine per aprire questa scatola di snacks. La mamma questa volta concorda e dice ok questa volta la apriamo. Ma l’uomo le dice, no devi essere coerente, se dici di non aprirla, non devono aprirla, altrimenti non ti prenderanno sul serio. Questo è quello che pensiamo tutti!! Ma non è vero! I nostri figli possono imparare che c’è la possibilità di parlarne, portare argomenti interessanti, essere capaci di convincere qualcuno di qualcosa perché la situazione è cambiata.

Questo è quello che faremmo con un’altra persona. Perché non lo facciamo quando si tratta di un bambino??

Dunque, per rispondere alla domanda iniziale: sì i nostri figli litigano, sì abbiamo momenti nei quali le nostre opinioni, i nostri bisogni si scontrano. Non l’ho mai visto come la fine del mondo anche se è ovvio, non mi piace, però credo faccia parte della vita.”

“Il problema non è evitare i conflitti, ma come risolverli. Usarli come opportunità per cambiare (non pensare solo a mantenere il potere)”

 

  • Un quesito che esprime ciò che pensano molte madri: come riesce a mantenersi “fresco”, creativo e ricettivo per i propri figli durante la quarantena?

“Non saprei come gli altri devono risolvere questo tema, perché per me non è un problema, non è realmente nuovo per me. Questo non significa che io sia meglio di voi. La mia soluzione non è probabilmente la stessa che serve a voi perché siamo una coppia, io e mia moglie, e condividiamo questa situazione. Non è uguale per tutti.

Credo che, anche se qualcuno si trovi in un piccolo appartamento, con stanze piccole, ci sia sempre la possibilità di ritirarsi alcuni minuti nei quali non dobbiamo portare il peso delle responsabilità, per respirare un attimo, per alleggerire quello che chiamiamo il “mental load”…

In questa situazione di “reclusione” nelle nostre case, non credo sia un problema trovare alcuni buoni film da proporre ai figli, nei quali essere impegnati due orette. Non c’è niente di male a pensare a questo, perché se scegliamo un buon film, di qualità, qualcosa che vorremmo guardare e non per forza qualcosa per bambini, qualcosa che può arricchirli in confronto a prima, non c’è niente di male ad alleggerire per un po’ le nostre responsabilità.

Ripeto che non sono gli schermi ad essere pericolosi per i nostri figli, sono i loro contenuti ad essere potenzialmente pericolosi perché non considerano i bambini in modo serio. Se scegliamo qualcosa che interessi i nostri figli e che sia di qualità, non c’è niente di male a considerare questa possibilità come “baby sitting” per i figli in alcune circostanze e per un momento della giornata.

Se ci si trova soli per molte ore con i figli è sicuramente più difficile di quando ci si trova in due e ci si può organizzare, vedere chi fa cosa… Però, come ho già detto, dobbiamo risolvere questo problema e ognuno troverà le proprie soluzioni sicuramente. Come ho detto all’inizio, le mie soluzioni non possono essere le vostre perché è la mia situazione.”

 

  • Qualcuno chiede: quanto dobbiamo far sapere ai nostri figli di ciò che sta succedendo nel mondo attualmente?

“La mia personale opinione, il mio modo di vedere le cose è che:

i bambini faranno ciò che facciamo. Un bambino sente tutto, capisce tutto, anche ciò che non diciamo. Se non stiamo bene perché siamo preoccupati da tutto ciò, non sappiamo come andrà a finire, quando finirà, siamo pieni di paure…e i nostri figli vedono e sentono questo, quando noi diremo loro che tutto va bene, che non c’è nessun problema… impareranno a mentire.

Personalmente non voglio assolutamente fare questo di fronte ai miei figli. Ovviamente, mio figlio più piccolo Benjamin non capisce tutto ciò che sta succedendo: per esempio, non capisce perché non gli è permesso giocare con i suoi nonni, cosa che faceva abitualmente, ma cerchiamo di trovare soluzioni, con video chiamate…

In conclusione, sì, noi diciamo loro ciò che sta succedendo in questo momento in modo autentico. Loro si sentono al sicuro, sanno che li amiamo come sono e non temono di condividere le loro domande su ciò che sta succedendo là fuori, nel mondo. Dimostrano interesse, ma non paura, perché si sentono tranquilli e al sicuro, amati.

E’ inoltre una situazione unica nella storia, che non è mai avvenuta prima e non vorrei essere un bambino che un giorno, sentendo di questo momento storico, si dica “oh, non ero al corrente di questo, eravamo in casa, i miei genitori non mi hanno detto niente, non ho potuto fare di questa situazione una mia personale esperienza. Questo non è nella mia memoria perché i miei genitori mi hanno nascosto ciò che succedeva.” Io non voglio fare questo ai miei figli, desidero che tra 15 anni i miei figli possano dire “sì, ero lì, mi ricordo, è qualcosa che fa parte della mia vita. Non è qualcosa che è stato tenuto lontano da me.” Altrimenti sarebbe come rubare qualcosa a loro.

 

  • Un’altra osservazione importante: come fa l’entusiasmo ad avere un così grande potere e al contempo appare così fragile nella nostra società?

“Perché non vogliamo persone forti che abbiano un forte entusiasmo. Questo perché le persone entusiaste cambiano il mondo e molte persone non vogliono che cambi. Le persone entusiaste non credono nelle frontiere, non credono nei limiti, vanno oltre i confini, hanno successo anche laddove non si pensa sia possibile. Le persone entusiaste sono persone che si muovono (non quelle che vorrebbero muoversi o non si muovono)! Nella nostra società non si vuole generare tutto questo movimento.

Ma adesso il mondo sta cambiando a causa di questa crisi ed è un momento fantastico per le persone entusiaste. Se riusciamo a far vedere anche solo un po’ di questo “paesaggio interiore” di entusiasmo che c’è dentro di noi, sappiamo che è un’energia enorme che permette di fare tutto, muovere montagne, andare oltre i nostri limiti, tutti noi sappiamo questo. E se, anche dopo questa conversazione, riuscirete a vedere un po’ di questo “paesaggio interiore” di entusiasmo, non lo dimenticherete e cambierete il mondo, vi farà diventare più forti.

Ecco il motivo per il quale credo che lo strumento con maggior potere in nostro possesso è esserne consapevole ed è una grande speranza.”

 

  • Qualcuno si chiede come stanno giocando in questo periodo i figli di André, se giocano anche al video gioco Fortnite… Come riesce a combinare il suo lavoro con la presenza dei bambini in questo periodo di quarantena.

“Forse la nostra situazione non è così interessante. Noi siamo in due adulti, abbiamo la possibilità di lavorare in un’altra stanza… e non è il caso per tutti.

Se dovete lavorare da casa e vi piace il vostro lavoro, prima di tutto probabilmente in questa specifica situazione, così inaspettata, nessuno chiede di fare esattamente come in tempi di normalità. Se siete come me e avete bisogno di lavorare, perché se non lo fate vi ammalate (e lo vogliamo evitare), troverete soluzioni. Io mi alzo presto per lavorare mentre tutti dormono, così ho qualche ora di tranquillità nelle quali fare il mio lavoro. Ma questo lo facevo abitualmente anche prima della quarantena.

In ogni caso dobbiamo trovare soluzioni, come dicevamo prima, per avere un po’ di tempo libero per lavorare. Anche 3 ore di schermo (PC, TV…), non devono mandarci in crisi, se le altre 10 le passano a giocare. I miei figli non giocano a Fortnite, ma mio figlio più grande usa i programmi di simulazione per la guida visto che di solito ama pilotare i go kart nella pratica e non può fare i suoi allenamenti regolari.

Proprio in questi giorni, si è inventato un “accordo” nel quale 1 minuto fuori al sole gli dà diritto a 1 minuto di schermo all’interno, dunque 1 ora di sole equivale ad 1 ora di computer…L’ha completamente inventato lui, perché nessuno di noi avrebbe mai pensato di fare un tale “commercio” su questi temi. Ha messo anche dei limiti, per non esagerare, però ci sono delle eccezioni per i giorni di pioggia… In ogni caso, lui si allena al computer e poi ci organizziamo per gli altri momenti davanti allo schermo. Non vi dirò mai, fate come stiamo facendo! Bisogna forse cercare di capire ciò che vogliono i nostri figli, e sicuramente saranno capaci di inventarsi soluzioni se abbiamo fiducia in loro.

Molti genitori mi stanno confermando che in questo momento, tanti bambini si stanno regolando da soli per moderare il tempo passato davanti al computer, tablet… I miei figli non giocano a Fornite per molti motivi (troppo piccoli, non lo conoscono, altri interessi…) e il grande è già molto impegnato con i suoi “progetti e accordi per regolare il proprio tempo” e gli allenamenti di guida.”

Alcuni hanno commentato che la noia fa nascere la creatività.

  • Altri genitori sono preoccupati però per la noia dei figli. Come comportarsi in questa situazione, come aiutarli ad andare oltre questa noia, risvegliare in loro la curiosità e l’entusiasmo innati.

“Non credo che dobbiamo farlo. Al momento di questo terzo webinar, la quarantena è solo alla terza settimana, ed è ancora troppo poco tempo per i ragazzi per recuperare da tutto lo stress nel quale vivono nella loro solita vita quotidiana, che non vediamo. Ed è un grandissimo stress: alzarsi presto, fare colazione presto, sbrigarsi per vestirsi, correre a scuola per le 8.00 in punto ed essere pronti con tutti i documenti richiesti, libri aperti…se alle 8.00 non sei pronto avrai problemi, sarai criticato e così via…Devi fare i tuoi compiti in tempo, non hai tempo per giocare, per annoiarti ovviamente… E’ un così grande stress!

Due o tre settimane (forse di più…), servono per i ragazzi per recuperare i loro propri ritmi e rituali innati.

La noia è ciò che serve a loro per capire e vedere “CHI SONO”, libero di fare ciò che voglio, essere chi voglio essere. Da questa noia crescerà il loro proprio entusiasmo, i loro propri ritmi, rituali. Però hanno bisogno della noia prima.

Se vogliamo noi risvegliare la curiosità, l’entusiasmo… sentiranno la solita pressione. Di nuovo qualcuno che vuole qualcosa da loro, qualcuno che voglia che facciano qualcosa, che cambino, invece di lasciare che non abbiano voglia di fare niente.

E’ una parte molto importante del diventare liberi, avere il permesso di annoiarsi.”

  • Domanda per Alexander, il collaboratore e moderatore di André Stern nella diretta Instagram.

Quali legami tra il lavoro di Sir Ken Robinson e André Stern?

Alexander “Non è semplice. Soprattutto perché Sir Ken Robinson è chiaro nel dire che la sua missione è cambiare la scuola pubblica e propone alcune soluzioni, idee sul come farlo.

Quello che fa André Stern è parlare di una nuova attitudine, ma vedo le stesse radici.

Nei suoi libri, Sir Ken Robinson parla che possiamo unirci in gruppi e parlare per giorni, settimane, anni di insegnamento senza parlare di apprendimento. Lui dice che i bambini sono “studenti naturali / spontanei”. Ed è ciò che dice e mostra anche André Stern. Sir Ken Robinson dà qualche esempio pratico classico: nessuno insegna ad un bambino a camminare, parlare e può imparare qualsiasi altra cosa in questo modo, solamente immerso nel mondo che lo circonda. Credo sia un legame importante tra i due lavori.

Un’altra somiglianza importante è che Sir Ken Robinson dice che tutto ciò che dobbiamo fare di importante nell’educazione è CREARE LE CONDIZIONI PER L’APPRENDIMENTO.

Come nell’esempio delle coltivazioni industriali oppure naturali. In una cerchi di spingere e fertilizzare le coltivazioni in modo intensivo, nell’altra, c’è una fondamentale fiducia che le piante crescano da sole creando le condizioni giuste. Sir Ken Robinson dice che attualmente serve una educazione naturale che consiste nel creare le condizioni per studenti e insegnanti, per TUTTI di crescere. Perché l’istruzione è la relazione tra un insegnante e uno studente.

Credo che questo è profondamente ciò che fa anche André Stern, quando spiega come ha imparato a suonare la chitarra, la fotografia, la danza, a lavorare con il suo gruppo teatrale…in modo spontaneo e naturale.

Sono lavori svolti in campi diversi, ma con le stesse radici: la profonda fiducia nel bambino, una nuova attitudine e creare le condizioni per far sì che i bambini apprendano.”

Questa è una visione da parte di Alexander dei lavori e missioni dei due personaggi.

Secondo André Stern, Alexander è una delle poche persone a poter fare questo confronto perché conosce molto bene entrambi, sia Sir Ken Robinson che André Stern.

  • Ultima riflessione: è molto rilassante per i genitori sapere che non devono per forza intrattenere i loro figli. Molti però si sentono sotto pressione, credono che devono fare assolutamente qualcosa.

“Ovviamente è rilassante capirlo. Le pressioni però ci saranno sempre, come quando siamo sotto pressione perché vogliamo essere bravi genitori. Pensiamo che per essere bravi genitori dobbiamo essere super impegnati, procurando attività, giochi, cose da fare…quando in realtà per i bambini non è assolutamente così. I bambini sono perfettamente capaci di fare ciò che devono e sentono di fare.

Ciò di cui hanno bisogno è del nostro consenso, la sicurezza che sentono quando facciamo sentire loro “che li amiamo come sono”. E’ questo che cambia tutto, perché se siete capaci di dare ai vostri figli questo profondo sentire di essere amati perché sono come sono, avete già dato tutto.

Così potete veramente rilassarvi, prendervi una pausa, perché tutto il resto succederà da sé, sulla base di questa incredibile e forte fiducia in loro che sentiranno. Non c’è la necessità di preoccuparsi di ciò che dovremmo fare, procurare… perché lo faranno da soli.

Se volete insegnare ai vostri figli, se sentite che è la cosa giusta per voi fatelo, ma vedrete malgrado questo che non servirebbe, perché imparerebbero comunque.

Non si tratta di amore incondizionato, ma molto di più: FIDUCIA INCONDIZIONATA.

Ti amo perché sei come sei e non c’è nessun ma…

Secondo me, senza fiducia incondizionata, non è possibile dare amore incondizionato.

Dunque non è necessario insegnare ai vostri figli. Lo potete fare ovviamente, ma se non lo fate, apprenderanno comunque perché sono fatti per questo, sono nati per questo.

Adesso, in questa precisa situazione, abbiamo l’opportunità di fare alla loro maniera e potremmo essere molto sorpresi di tutto ciò che faranno e impareranno spontaneamente.”

 

 

Appuntamento con i prossimi appunti presi durante il quarto webinar in diretta Instagram.

Pagina ufficiale Instagram: andresternofficial

 

Resoconto del secondo webinar Instagram a questo link

Altri articoli sull’incontro con Arno e André Stern a Belluno il 1° giugno 2019 in questa rubrica.

Morena Franzin, Consigliere e Referente LAIF per Belluno, autrice del blog “Montagne azzurre“.

 

Appunti dal terzo webinar Instagram di André Stern

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