Scuola a casa e stili misti in homeschooling: risultati del sondaggio

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scuola a casa

Quello che segue è il “puzzle” costruito coralmente da tutti coloro che hanno aderito al nostro studio sugli stili di homeschooling in Italia nel periodo post-emergenziale. In questa pagina daremo rappresentazione di quel 82,3% dei partecipanti che ha dichiarato di fare apprendimento prevalentemente formale (scuola a casa) o con modalità miste nel maggio 2024. Sulla parte relativa all’Unschooling nel maggio 2024, rimandiamo a questa pagina.

Questo studio per noi è molto utile. Ci aiuta infatti a dare una rappresentazione il più possibile fedele alla realtà nelle diverse situazioni in cui siamo chiamati a riflettere e parlare di istruzione parentale in Italia, anche in contesti accademici e istituzionali.

Dove non diversamente specificato, il totale delle risposte pervenute è 130.

Sommario

    Informazioni generali sulle famiglie e le/i giovani che fanno scuola a casa o forme miste

    scuola a casa

    scuola a casa

    Questo risultato non significa necessariamente che gli homeschooler siano prevalentemente figli unici o al massimo con un fratello o una sorella. Infatti la domanda era tesa a rilevare il numero dei figli in obbligo di istruzione, quindi con età compresa fra i 6 e i 16 anni, e non il numero totale dei figli.

    L’età prevalente pare essere quella corrispondente ai primi cinque anni di istruzione (6-10 anni).

    scuola a casa

    In alcune situazioni di figli unici, è stata selezionata l’opzione “alcuni” (in un caso) o “solo questa/o” (in 18 casi).

    scuola a casa

    Relazioni familiari, extrafamiliari e autonomia

    scuola a casa
    scuola a casa
    scuola a casa

    Risultati di una lettura incrociata sulla frequentazione di famiglie/gruppi homeschooler e/o scolari.

    Frequentazioni scarse su entrambi i fronti sono state registrate in 17 casi su 130, pari al 13,1%. Il che significa che l’86,9% delle famiglie in istruzione parentale incontra altre famiglie e/o gruppi almeno una volta al mese.

    Inoltre, 27 risposte su 130 segnalano una certa selettività, ovvero una forte disparità nelle frequentazioni: il 20,76% degli homeschooler ha amicizie solo in un ambito: 18 situazioni frequentano solo fanciulle/i che vanno a scuola ma non altri homeschooler, mentre 9 non hanno amicizie fra chi va a scuola, ma solo fra homeschooler. Questo può dipendere sia da una scelta delle famiglie partecipanti al questionario, sia da una situazione ambientale contingente.

    scuola a casa

    Approccio all’apprendimento nella scuola a casa (o forme miste)

    Ormai è acclarato che il gioco è un booster dell’apprendimento, purché sia interamente libero, cioè autoguidato.

    Anche il viaggio offre innumerevoli e importanti occasioni di apprendimento. Qui si intende naturalmente il viaggio pensato e gestite per favorire la crescita dei figli.

    scuola a casa

    scuola a casa
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    Non sono stati considerati i casi di chi ha risposto a questa domanda anche se aveva messo “no” a quella precedente.

    Quasi tre quarti dei genitori che insegnano direttamente tutte le materie, o quasi, ha figli di età corrispondente ai primi cinque anni di istruzione. Circa il 92% delle situazioni si riferisce a giovani al di sotto dei 13 anni.

    Nel 22,35% delle situazioni le/i giovani frequentano una scuola parentale (o un progetto o una realtà parentale) solo al mattino. Di questi, il 62% fino alle 13-14 e solo il 38% fa un orario più limitato.

    Frequentano sempre al mattino e almeno un pomeriggio l’8,45%.

    Riferimenti teorici della scuola a casa

    Le pedagogie di riferimento indicate nella domanda successiva sono: Montessoriana, Steineriana, Waldorf, pedagogia del bosco, pedagogia viva, pedagogia libertaria, Summerhill, metodo Bortolato, metodo di don Giovanni Bosco, madre natura.

    Qui sotto si possono leggere le descrizioni sintetiche degli approcci precedenti, lasciate da 19 partecipanti al sondaggio che hanno risposto negativamente alla domanda precedente.

    Note varie

    L’ultima domanda consentiva di lasciare osservazioni di vario genere sul sondaggio. Hanno risposto 21 genitori, più uno che segnalava la mancanza della regione Emilia Romagna nella domanda sulla dimora abituale. Si tratta di una svista, di cui voglio scusarmi con chi si è trovato in difficoltà per questo.

    Le 21 risposte si trovano qui sotto:

    Credits: Foto di copertina di OpenClipart-Vectors da Pixabay

    2 commenti su “Scuola a casa e stili misti in homeschooling: risultati del sondaggio”

    1. E quindi? Sono almeno al pari con chi ha frequentato scuole pubbliche? No, sono deficitari in tanti aspetti e materie. Quindi dov’è il valore aggiunto? Non trovo nemmeno che siano più felici o con più interessi rispetto agli altri. Ripeto: dov’è il valore aggiunto? I genitori sono pronti a pagare lezioni private una volta raggiunte le superiori? Per non parlare dello sconforto e di altre cose ben peggiori. Tutti pronti a criticare la scuola pubblica (che sicuramente ha pecche) ma non mi sembra che l’educazione parentale sia poi così fantastica. Sono rari i casi i casi in cui veramente si rivela una scelta vincente. Ripeto, partendo dal presupposto che sono le difficoltà che rafforzano e fanno crescere, qual è il valore aggiunto di una ‘scuola’ di questo tipo?

      Rispondi
      • Gentile Jenni,
        Cerco di dare una risposta a ciascuna delle sue domande. Riporto quindi di seguito le sue domande (in grassetto) e poi le mie risposte.

        E quindi?
        Quindi niente. Il nostro intento con il sondaggio era quello di indagare da vicino come le famiglie italiane vivono l’homeschooling nel 2024, ovvero in un periodo ormai post-emergenziale.
        Il concetto di partenza, l’assioma, è che l’homeschooling esiste, anche in Italia: è un dato di fatto.
        La volontà che ci ha mosso in questo lavoro è stata quella di studiare il fenomeno, in particolar modo gli stili di apprendimento e gli strumenti di cui le famiglie si avvalgono. Il nostro unico obiettivo era di registrare un quadro della situazione. Tutto lì.

        Sono almeno al pari con chi ha frequentato scuole pubbliche? No, sono deficitari in tanti aspetti e materie.
        Qui lei si risponde da sola, facendo un’affermazione che è un giudizio ma non è sostenuta da dati, né evidenze, né argomentazioni di alcun tipo.
        Comunque mi pare che i risultati delle prove INVALSI da anni facciano registrare fra gli scolari livelli di apprendimento molto bassi, e in continuo calo.
        Tuttavia, se me lo consente, vorrei far notare che la domanda è mal posta: non si tratta infatti di una gara a chi è migliore o peggiore. L’homeschooling (ma così dovrebbe essere anche per la scuola) mira al pieno sviluppo della persona, ovvero a sostenere ciascuno nel divenire ciò che può essere, indipendentemente dal fatto che si collochi al di sotto, al di sopra o dentro la media. L’obiettivo primo è che ciascuno possa realizzare le proprie potenzialità.

        Quindi dov’è il valore aggiunto?
        Non era intenzione di questo sondaggio mettere in luce pregi o difetti dell’homeschooling, né il suo valore aggiunto. Tuttavia, posso brevemente cercare di abbozzare una risposta sulla questione da lei posta.
        Il valore aggiunto dell’homeschooling, o istruzione parentale, si può riassumere in alcuni punti fondamentali:
        • sul piano pedagogico-didattico, la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, che consegue alla centralità della persona che apprende*, entrambe volute dalle norme che regolano l’istruzione (anche scolastica) in Italia*; in homeschooling la personalizzazione è reale e concreta, anche grazie alla molteplicità di situazioni di apprendimento che si possono creare, grazie al fatto che i tempi dell’apprendimento ed i suoi luoghi coincidono con i tempi ed i luoghi della vita, grazie allo sviluppo precoce dell’autonomia nelle/nei giovani, anche nelle scelte di apprendimento. Prova ne è la diversità e varietà di approcci messe in luce, tra l’altro, dal nostro sondaggio;
        • il rispetto dei tempi e degli stili di apprendimento di ciascuno (reso possibile dalla personalizzazione e dalla centralità della persona che apprende), anch’esso auspicato chiaramente nelle norme generali sull’istruzione*;
        • dal punto di vista cognitivo e affettivo, l’adesione alle leggi biologiche dell’apprendimento, così come evidenziate dalle neuroscienze;
        • sul piano socio-relazionale, la volontà di non rinchiudersi dentro le mura di un edificio scolastico, dove relazionarsi soltanto con coetanei e docenti, ma di vivere le relazioni in quel sistema complesso e articolato che è la società reale. La socializzazione non richiede di essere vissuta in una “palestra di vita”: la vita stessa basta;
        • il piacere di partecipare attivamente alla crescita dei propri figli e la volontà di dare spazio e tempo alla vita in famiglia;
        • l’adesione a stili di vita meno improntati all’efficienza e più orientati verso la solidarietà, la condivisione, la cooperazione;
        • sul piano politico-culturale, la scelta di un’istruzione meno orientata dai sistemi politici e di mercato (neoliberismo), all’insegna di una decolonializzazione culturale e di un nuovo Umanesimo*.
        * Indicazioni nazionali per il curricolo, che sono legge dello Stato e rappresentano l’ossatura di quelle “norme generali sull’istruzione” di cui all’art. 33 della Costituzione. Le parole in corsivo sono citazioni testuali dalla premessa delle Indicazioni nazionali per il curricolo dell’infanzia e del primo ciclo (Decreto 16/11/2012 n. 254).

        Non trovo nemmeno che siano più felici o con più interessi rispetto agli altri.
        Anche questa affermazione dovrebbe essere documentata e argomentata. Altrimenti non ha più valore di una considerazione estemporanea.

        Ripeto: dov’è il valore aggiunto?
        Io invece preferisco non ripetermi: ho risposto sopra.

        I genitori sono pronti a pagare lezioni private una volta raggiunte le superiori?
        Per quale motivo dovrebbero? Sinceramente non vedo il nesso.
        Abbiamo situazioni di giovani che hanno ottenuto il diploma di maturità in homeschooling senza lezioni private.
        Poi, mi scusi: le risulta che chi frequenta la scuola alle superiori non faccia lezioni private?

        Per non parlare dello sconforto e di altre cose ben peggiori.
        Non capisco a cosa si riferisce. Allo sconforto di chi? Cosa intende con “cose peggiori”?

        Tutti pronti a criticare la scuola pubblica (che sicuramente ha pecche) ma non mi sembra che l’educazione parentale sia poi così fantastica.
        Mi consenta una precisazione: si chiama istruzione parentale, non educazione parentale.
        Anche questa frase mi pare necessiti di dati a supporto e di argomentazioni. Si riferisce ad uno studio in particolare?
        Per esperienza, la critica alla scuola pubblica molto spesso viene anche e soprattutto dal suo interno.
        Ma, a parte tutto ciò, non è una questione di scuola pubblica o no. E’ una questione di scuola come concetto e istituzione, come approccio all’educazione e all’istruzione.

        Sono rari i casi i casi in cui veramente si rivela una scelta vincente.
        A quali studi si riferisce?

        Ripeto, partendo dal presupposto che sono le difficoltà che rafforzano e fanno crescere, qual è il valore aggiunto di una ‘scuola’ di questo tipo?
        Non condivido il suo punto di partenza. Chi l’ha dimostrato? Come? Quando? Mi farebbe piacere leggere di più su questo tema.
        Ma, a parte questo, chi dice che in istruzione parentale non ci siano difficoltà?
        L’istruzione parentale non è una “scuola”, come risulta evidente leggendo il sondaggio.
        Sul valore aggiunto rimando a quanto sopra esposto.

        La ringrazio per il cordiale scambio di opinioni e resto a disposizione.
        Cari saluti.
        Nunzia

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