Fra pochi giorni scade il termine, entro il quale, per prassi, le famiglie in istruzione parentale (questo termine indica nella nostra legislazione quello che è anche detto homeschooling), possono far richiesta di “esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva”.

C’è un primo quesito logico: se è un atto che presuppone una nostra richiesta è da considerarsi lo stesso come obbligatorio? Se così fosse non ci sarebbe necessità di alcuna richiesta!
Questo guazzabuglio ha una notevole incidenza sulla vita delle famiglie in istruzione parentale/familiare/homeschooling.

Tranne in pochi casi, mi sono imbattuto in moltissimi dialoghi in cui era, ed è,  largamente condivisa l’idea che “l’esame di idoneità” sia un istituto incongruo e fortemente inorganico alla filosofia ed alla pratica dell’istruzione parentale.
Quando questa è svolta prevalentemente nella modalità “scuola a casa”, tutto è lineare. Ci possono essere, e ci sono buone ragioni per includere nella propria programmazione questo tipo di verifica. Ci sono anche casi in cui l’esito positivo della stessa, ed a volte il suo svolgimento, sono stati fonte di gratificazione per il candidato.

Quando però si sono individuate altre modalità di istruzione parentale quella tappa è davvero una forzatura e motivo di alterazione di processi in sé virtuosi. E’ come dire sto facendo una cosa, ma di fatto non la sto facendo. Ce la possiamo raccontare fin che vogliamo, ma se c’è di mezzo l’esame scolastico, l’orientamento del mio lavoro sarà in quel senso. E quindi in che libertà mi sto muovendo? Con quale responsabilità?

Possiamo dire che non ce ne frega niente del risultato, ma in questo caso perdiamo di vista il soggetto centrale della nostra attenzione: i nostri figli. Saranno loro a dover gestire lo stress e le botte all’autostima se si verificasse un eventuale esito infelice.

Non sono da escludere sviluppi ulteriormente perniciosi, nella circostanza che la scuola non ritenga idoneo il candidato.

Ad esempio dirigenti che, anche se impropriamente, sostengano che la famiglia non è in grado di provvedere all’istruzione della prole e quindi  adottino decisioni, che pur estremamente dubbie sul piano legislativo, andrebbero ad accendere conflittualità dall’esito tutt’altro che scontato. E’ già accaduto che taluni funzionari richiedessero il rientro a scuola.

Certo ci possono essere mille eccezioni e sono tutte molto interessanti, ma è prudente pensare che l’esame debba essere affrontato su una direttrice che non cozzi contro i criteri scolastici.

Non poche famiglie per poter superare gli ostacoli di varia natura che si presentano, si trovano costrette a cercare ospitalità in istituti, spesso privati, dislocati in ogni dove del nostro bel Paese. Questo “turismo da esame” ha dei costi, non sempre dà le risultanze previste e/o promesse ed è in contrasto con il principio della gratuità dell’istruzione prevista dalla costituzione (Art. 34). Essendo un ripiego spesso necessario, si configura comunque come una compressione della propria dignità di cittadini che hanno compiuto una scelta legittima e che, per il principio dell’eguaglianza, dovrebbero poter usufruire dei servizi dello Stato come ogni altro (Art. 3 della Costituzione della Repubblica italiana).

E’ chiaro che, se la scelta di una data scuola privata o non è dettata  da una adesione culturale o di qualsiasi altra natura che non sia appunto quella della costrizione per “sopravvivenza”, la cosa è pienamente coerente ed indiscutibile.

Dall’ incrocio anche di queste motivazioni scaturirà la possibilità o meno, nel prossimo futuro, di praticare in Italia l’istruzione parentale nella pienezza che tanto ha affascinato chi l’ha intrapresa.

Assumere come dato inequivocabile l’obbligatorietà dell’esame di idoneità ha almeno due conseguenze strutturali:

  1. Blocca il curricolo, di fatto, sulle indicazioni dei docenti e dei dirigenti, con tanti saluti al tema della personalizzazione, degli interessi del giovane, della responsabilità genitoriale, della libertà, ecc.
    Si dice, … a fine aprile portiamo il nostro programma e l’esame sarà su quello !
    Sarà su quello se il “programma”, per una sorta di autocensura, o di genuina adesione, sarà stato impostato fin dall’inizio, sostanzialmente sui desiderata della scuola, altrimenti saranno “cacce con i cani e coi cinghiali, saranno giornate furibonde senza atti d’amore”(“Anime salve”, Fabrizio de Andrè). Se il “programma” non venisse considerato adeguato bisognerebbe integrarlo, deviarlo o altro per renderlo conforme alle disposizioni che i docenti e la dirigente avranno dato. E poi via di corsa a testa bassa, gonfi di rabbia, per arrivare in tempo con una preparazione almeno sufficiente su argomenti nuovi che magari per tanti validi motivi non si erano ricompresi nel proprio piano.
  2. Questo vincolo alla finalità dell’esame di idoneità ci espone anima e corpo al mercato del “piatto pronto”, anche qui con buona pace delle nostre aspirazioni silenti o manifeste. E’ evidente che se il quadro di riferimento è standardizzato, leggasi il “programma” scolastico, sarà anche più agevole predisporre per il mercato degli Homeschoolers, prodotti uniformati facili e pronti all’uso.

Può essere che l’istruzione parentale diventi questo, e probabilmente sarà così se tutti noi non ne prendiamo coscienza, ma in quel caso per onestà intellettuale dovremo sintonizzare i nostri ideali su altre frequenze che non siano quelle fulgide e felici della libertà. Ovvero penseremo di esser liberi e certamente lo saremo, ma di fare quello che altri, con molta intelligenza del fenomeno, avranno pianificato anche dal punto di vista della produzione e di quel mercato di nicchia che è quello degli homeschoolers.

Sul piano “tattico” per alcune, o anche tante, famiglie in istruzione parentale/familiare/homeschooling la scelta/ripiego di fare l’esame di idoneità, può essere opportuna ed inevitabile per tante ragioni quante sono le famiglie stesse; in questo, LAIF è pienamente solidale.

In un ambito “strategico” l’adattarsi senza reazione a tale deriva porta a rischi quasi certi di snaturamento della propria esperienza e di compromissione di praticabilità, per coloro che intendono perseguire un loro progetto, sulla base della responsabilità e della libertà nella ampia misura che la legge gli consentirebbe di perseguire.

Se la situazione si consolida in questi termini, con il benestare diffuso e sostanzialmente esplicitato nei fatti, da parte degli homeschooler e con la conseguente tranquillità di essere nel giusto da parte delle istituzioni, sarà ben difficile in tempi ragionevoli praticare ampiamente quella libertà e responsabilità che tanto sostiene i  nostri ideali.

Chi non sceglie di fare scuola a casa, ma predilige altre modalità di istruzione parentale, non resterà che infrangere il proprio sogno o spostarsi altrove, in qualche altro Paese, magari del nord o in qualche isola. Può essere, perché no, il mondo è globalizzato, impariamo bene l’inglese con un corso online e non ci saranno problemi.

Quindi !?

La strada percorribile, sempre più stretta ma che riteniamo ancora praticabile, è quella del dialogo attivo e della dialettica rivendicativa dei nostri diritti.

In questa storia dell’esame di idoneità ci sono state in un certo momento proteste un po’  rumorose, dopo di che è prevalso un atteggiamento di  accondiscendenza rassegnata, quasi leggera; sembra essere sparita addirittura l’aspirazione ad una condizione di pieno e soprattutto, effettivo, riconoscimento.

Nel merito dell’accertamento LAIF sta lavorando ad una progettualità che porti a definire delle pratiche e degli accordi onorevoli per le famiglie e per l’amministrazione (Scuola e Comuni). Sono stati definiti strumenti operativi che hanno già trovato applicazione in alcune circostanze.

Più di una situazione, che si era posta sul piano inclinato della conflittualità accesa, ha potuto ridefinirsi in termini accettabili senza ricorso a vie legali e senza che intervenissero soggetti delle amministrazioni, quali assistenti sociali  o altri (si veda questa testimonianza a titolo di esempio).

In questa circostanza specifica del corona virus si possono rendere disponibili  interessanti territori di dialogo e confronto con le istituzioni. Queste infatti si sono trovate forzatamente a dover mettere in discussione modi di pensare ed agire che sembravano intangibili. Si sono aperte delle crepe e noi homeschoolers, se  saremo attivi, capaci di tenere posizioni solide e coerenti e se la fortuna un po’ ci assiste, potremo apportare qualche miglioramento alla nostra condizione.

Pertanto, pur facendo tutte le pieghe che le nostre condizioni familiari, o di qualsiasi altra natura, ci impongono, non abbandoniamo le azioni di dialogo e dialettica con le istituzioni per rivendicare e per stabilire condizioni di maggior rispetto nei nostri confronti.

Il rischio è di andare dritti dritti nella macchina degli omogeneizzati con l’unica differenza rispetto agli scolarizzati, che invece di entrarvi dalla porta principale il nostro ingresso avverrà da una porticina di servizio. Tanto siamo pochi e se ci mettiamo in fila per tre facciamo prima.

Sergio Leali

Homeschooling ed esame di idoneità alla classe successiva?

2 pensieri su “Homeschooling ed esame di idoneità alla classe successiva?

  • 22 Aprile 2020, 16:37 alle
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    Grazie Sergio, un abbraccio. Hai saputo dare struttura e parole alle sensazioni di disagio che accompagnano me e tanti unschoolers in questi frangenti. Ottimo anche il lato propositivo, che seguo con attenzione. Un abbraccio virtuale.

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    • Sergio Leali
      23 Aprile 2020, 16:45 alle
      Permalink

      Grazie Elena, la questione è ancora nevralgica e dirimente per un possibile futuro o un’altro.
      A presto
      Sergio

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