Il valore del gioco IV: il modo in cui la natura ci insegna nuove abilità

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In questo articolo, Peter Gray spiega come il gioco favorisca le abilità che servono per vivere in una società.

Pubblicato da Peter Gray il 1 gennaio 2009 nella rubrica “Freedom To Learn” di Psychology Today.

Sommario

    Il potere educativo del gioco risiede nella sua apparente banalità

    Da una prospettiva biologica ed evolutiva, lo scopo principale del gioco è promuovere l’apprendimento delle abilità. Il gioco è il modo in cui la natura assicura che i giovani mammiferi, inclusi i giovani umani, si esercitino e diventino bravi nelle abilità che devono sviluppare per sopravvivere e prosperare nei loro ambienti. Il filosofo e naturalista tedesco Karl Groos ha sviluppato questa idea più di 100 anni fa e l’ha ampliata in due libri: The Play of Animals [Il Gioco degli Animali]  (1898) e The Play of Man [Il Gioco nell’Uomo] (1901).

    Gli animali giovani praticano abilità di sopravvivenza attraverso il gioco

    Groos e lo scopo biologico del gioco

    Groos era in anticipo sui tempi, sia nel suo pensiero sull’evoluzione che nel suo pensiero sul gioco. Comprendeva bene gli scritti di Charles Darwin e aveva una comprensione sofisticata e moderna degli istinti. Ha riconosciuto che gli animali, in particolare i mammiferi, devono imparare a usare i propri istinti a vari livelli.
    I giovani mammiferi vengono al mondo con pulsioni biologiche e tendenze (istinti) a comportarsi in un certo modo, ma per essere efficaci tali comportamenti devono essere praticati e perfezionati. Il gioco, secondo Groos, è essenzialmente un istinto per praticare altri istinti.

    Nel libro The Play of Animals, Groos scriveva: “Non si può dire che gli animali giochino perché sono giovani e giocosi, ma piuttosto hanno un periodo di giovinezza per giocare; perché solo così possono integrare l’insufficiente dotazione ereditaria con esperienze individuali, in vista dei prossimi compiti della vita”.

    Coerentemente con la sua teoria, Groos ha suddiviso il gioco degli animali in categorie correlate ai tipi di abilità che il gioco promuove, tra cui il gioco di movimento (correre, saltare, arrampicarsi, dondolarsi sugli alberi e così via), il gioco della caccia, il gioco del combattimento e il gioco dell’infermiera (cura giocosa dei bambini).

    Applicazione della teoria di Groos

    La risposta di Groos alla domanda sullo scopo biologico del gioco ci permette di dare un senso ai modelli di gioco che vediamo in tutto il mondo animale. Per cominciare, spiega perché gli animali giovani giocano di più rispetto a quelli più anziani della stessa specie; giocano di più perché hanno più da imparare. Spiega anche perché i mammiferi giocano più di altre classi di animali. Insetti, rettili, anfibi e pesci vengono al mondo con istinti piuttosto fissi; non hanno bisogno di imparare molto per sopravvivere, dati i loro modi di vivere, e ci sono poche prove in loro di gioco. I mammiferi, d’altra parte, hanno istinti più flessibili, che devono essere integrati e modellati attraverso l’apprendimento e la pratica forniti dal gioco.

    La teoria di Groos spiega anche le differenze di giocosità riscontrate tra diversi ordini e specie di animali.

    Tra i mammiferi, i primati (scimmie e scimmie antropomorfe) sono l’ordine più flessibile e adattabile, con più cose da imparare, e sono i più giocherelloni fra tutti gli ordini di animali.
    Tra i primati, gli esseri umani, gli scimpanzé ed i bonobo (una specie di scimmia strettamente imparentata con gli scimpanzé e con gli umani) hanno più cose da imparare e sono le specie più giocherellone.
    Anche tra i mammiferi, i carnivori (comprese le specie simili a cani e gatti) sono generalmente più giocherelloni degli erbivori. Probabilmente perché il successo nella caccia richiede più apprendimento rispetto al successo nel pascolo.
    A parte i mammiferi, l’unica altra classe di animali in cui il gioco è stato regolarmente osservato è quella degli uccelli. Gli uccelli più giocherelloni sono i corvidi (corvi, gazze e cornacchie), i rapaci (falchi e loro parenti) ed i pappagalli.
    Questi sono tutti uccelli longevi, con un rapporto cervello/peso corporeo maggiore rispetto ad altri uccelli, che mostrano molta flessibilità e intelligenza nelle loro vite sociali e nei modi di procurarsi il cibo.

    Il gioco come motore di sviluppo delle abilità

    L’idea che lo scopo del gioco sia quello di promuovere l’apprendimento delle abilità ci aiuta a comprendere le differenze fra specie nei tipi di gioco e nella quantità di gioco. In misura considerevole, puoi prevedere a cosa giocherà un animale sapendo quali abilità deve sviluppare per sopravvivere e riprodursi. I cuccioli di leone ed i piccoli di altri predatori giocano all’inseguimento ed alla caccia; puledri di zebra, giovani gazzelle e altri animali che vengono predati da leoni e simili, giocano a fuggire e schivare (vedi post precedenti); giovani scimmie giocano a oscillare da un ramo all’altro sugli alberi. Tra le specie in cui i maschi combattono l’un l’altro per l’accesso alle femmine, i giovani maschi si impegnano di più  nei combattimenti per gioco rispetto alle giovani femmine. E, almeno tra alcune specie di primati, le giovani femmine, ma non i giovani maschi, si dedicano molto alle cure giocose dei bambini.

    I bambini umani praticano tutti i tipi di abilità attraverso il gioco, comprese le abilità specifiche della loro cultura

    In The Play of Man, Groos ha esteso le sue intuizioni sul gioco degli animali agli umani. Ha sottolineato che gli esseri umani, molto più di qualsiasi altra specie, devono apprendere abilità diverse a seconda della società in cui si sviluppano. Pertanto sostiene che la selezione naturale ha portato a una forte spinta, nei bambini umani, ad osservare le attività dei loro anziani. E ad incorporarle nel loro gioco. I bambini di ogni cultura giocano alle categorie generali di attività che sono essenziali per le persone di tutto il mondo. Ma le loro specifiche forme di gioco, all’interno di ciascuna categoria, sono modellate dal tipo di attività che vedono intorno a loro. Quando i bambini sono liberi, giocano molto di più, e in una varietà di modi molto maggiore, rispetto ai giovani di qualsiasi altra specie perché hanno molto più da imparare.

    Le abilità

    Coerentemente con la teoria di Groos, i bambini giocano in modi che promuovono l’intera gamma di abilità che gli esseri umani devono sviluppare ovunque:

    • Noi, come tutti i mammiferi, siamo esseri fisici che devono sviluppare corpi forti e imparare a muoverci in modo coordinato, quindi abbiamo il gioco fisico, che include inseguimenti e giochi rudi che sono abbastanza simili ai modi in cui altri mammiferi giocano. Per molti altri aspetti, tuttavia, siamo unici e il nostro gioco riflette questa unicità.
    • Siamo l’animale linguistico, e quindi abbiamo il gioco linguistico, che ci insegna a parlare.
    • Siamo l’Homo sapiens, l’animale saggio, e quindi abbiamo il gioco esplorativo, che combina curiosità e giocosità per insegnarci il mondo che ci circonda.
    • Siamo l’animale che sopravvive costruendo cose, inclusi rifugi, strumenti, dispositivi per aiutarci a comunicare e dispositivi per aiutarci a spostarci da un luogo all’altro, e quindi abbiamo un gioco di costruzione, che ci insegna a farlo.
    • Siamo una specie intensamente sociale, che richiede cooperazione con gli altri per sopravvivere, e quindi abbiamo molte forme di gioco sociale, che ci insegnano a cooperare ed a frenare i nostri impulsi in modi che ci rendono socialmente accettabili.
    • Siamo l’animale immaginativo, in grado di pensare a cose che non sono immediatamente presenti, e quindi abbiamo il gioco di fantasia, che costruisce ed esercita la nostra capacità di immaginazione e fornisce una base per ciò che chiamiamo intelligenza.

    Precisazione lessicale

    Questi termini che ho messo in corsivo, non si riferiscono a categorie di gioco che si escludono a vicenda, ma piuttosto a varie funzioni che il gioco può svolgere. Ogni dato esempio di gioco può svolgere più di una di queste funzioni. Un vivace gioco di gruppo all’aperto può essere gioco fisico, gioco linguistico, gioco esplorativo, gioco costruttivo, gioco sociale e gioco di fantasia tutto in una volta. Il gioco, in tutte le sue forme combinate, lavora per trasformarci in esseri umani pienamente funzionanti ed efficaci. (Per un’espansione di queste idee, vedi i post precedenti.)

    Le abilità nel mondo moderno

    Coerentemente anche con la teoria di Groos, gli studi interculturali sul gioco hanno dimostrato che i bambini giocano soprattutto nei tipi di attività che sono più apprezzate dalla loro cultura. I bambini nelle culture della caccia e della raccolta giocano alla caccia e alla raccolta, usando il tipo di strumenti che usano gli adulti in quelle culture. Quelli delle comunità agricole giocano alla cura degli animali e alla coltivazione delle piante. Quelli nelle moderne culture occidentali giocano a giochi che implicano la lettura e i numeri, se crescono in contesti in cui questi sono apprezzati. E giocano con i computer e altre forme moderne di tecnologia, gli strumenti di oggi.

    Oltre Groos

    Andando oltre Groos, aggiungerei che i bambini sono attratti dal gioco non solo attraverso le abilità più importanti e apprezzate dagli adulti che li circondano, ma anche, ancora più intensamente, attraverso abilità nuove e in espansione. Per questo motivo, i bambini in genere imparano a utilizzare le nuove tecnologie più velocemente dei loro genitori. Da una prospettiva evolutiva, non è un caso. A un livello genetico profondo, i bambini riconoscono che le abilità più cruciali da apprendere siano quelle che avranno un’importanza crescente in futuro: le abilità della loro stessa generazione, che possono essere diverse dalle abilità della generazione dei loro genitori. Il valore di questa attrazione per il nuovo è particolarmente evidente nei tempi moderni, in cui la tecnologia e le competenze necessarie per padroneggiarla cambiano così rapidamente.

    La natura del gioco si adatta bene al suo scopo di costruire abilità

    Il gioco, per definizione, è un’attività psicologicamente rimossa dal mondo reale. È un’attività fine a se stessa. Non un’attività mirata a qualche obiettivo serio al di fuori del gioco stesso come cibo, denaro, stelle d’oro, lodi o un’aggiunta al proprio curriculum (vedi i post precedenti). Quando offriamo tali ricompense ai bambini che giocano, trasformiamo il loro gioco in qualcosa che non è più gioco. Poiché il gioco è un’attività svolta per se stessa piuttosto che per qualche fine cosciente al di fuori di sé, le persone spesso vedono il gioco come frivolo o banale. Ma ecco il punto deliziosamente paradossale: il potere educativo del gioco risiede nella sua banalità.

    Il gioco serve allo scopo serio dell’educazione, ma il giocatore non educa deliberatamente se stesso. Il giocatore gioca solo per il gusto di giocare, per nient’altro; l’educazione è un sottoprodotto. Se il giocatore giocasse per uno scopo serio, gran parte del potere educativo del gioco andrebbe perso.

    Il gioco e la valutazione

    Poiché il bambino che gioca non si preoccupa del suo futuro, e poiché il bambino che gioca non subisce alcuna conseguenza nel mondo reale per aver fallito, cioè a causa della banalità del gioco, il bambino che gioca non ha paura di fallire.
    Poiché il bambino che gioca non cerca approvazione, lode, stelle d’oro o qualsiasi altra cosa da parte di giudici adulti, il bambino che gioca non è ostacolato da preoccupazioni sulla valutazione.

    La paura e le preoccupazioni sulla valutazione tendono a congelare la mente e il corpo in strutture rigide. Strutture adatte per svolgere attività abituali ben apprese ma non per apprendere nuove azioni o pensare a nuove idee. In assenza di preoccupazione per il fallimento ed il giudizio altrui, i bambini possono dedicare nel gioco tutta la loro attenzione alle abilità che stanno mettendo in pratica.
    Si sforzano di fare bene, perché fare bene è un obiettivo intrinseco del gioco. Ma sanno che se falliscono non ci saranno serie conseguenze nel mondo reale. Quindi si sentono liberi di sperimentare, di correre dei rischi in modi che risultano cruciali per l’apprendimento.
    Non devono dedicare parte delle loro risorse mentali al compito di cercare di capire cosa vuole un giudice esterno.
    Possono dirigere le loro attività nei modi per i quali sono pronti, piuttosto che nei modi che qualche giudice ha scelto per loro.

    La ripetitività del gioco

    Un altro aspetto del gioco, oltre alla sua banalità, che si adatta così bene al gioco per il suo scopo di costruire abilità, è la sua ripetitività.

    Hai mai notato che la maggior parte delle forme di gioco comporta molte ripetizioni?
    Un gatto che insegue scherzosamente un topo continua a rilasciare il topo per inseguirlo di nuovo.
    Un bambino che balbetta giocosamente continua a ripetere le stesse sillabe o le stesse serie di sillabe, a volte alterando leggermente la sequenza, come se si esercitasse deliberatamente nella loro pronuncia.
    Un altro che gioca a camminare può continuare a camminare avanti e indietro sullo stesso percorso.
    Un bambino piccolo che legge giocosamente può leggere lo stesso libriccino (memorizzato), più e più volte.

    Tutti i tipi di giochi strutturati, come il rugby, il baseball o “Venti domande”, implicano la ripetizione delle stesse azioni o processi più e più volte. Ma la ripetizione non è mai meccanica.

    Poiché l’azione ripetitiva deriva dalla volontà del giocatore, ogni atto ripetitivo è un atto creativo. Se l’atto è esattamente lo stesso dell’atto precedente, è perché il giocatore desiderava renderlo uguale e si sforzava di renderlo uguale. Spesso, però, ogni atto “ripetuto” è sistematicamente diverso dal precedente. Il giocatore sta deliberatamente variando l’atto in qualche modo per adattarsi al gioco o per sperimentare nuovi modi di fare la stessa cosa. Un effetto collaterale di tale ripetizione è il perfezionamento e il consolidamento dell’abilità appena sviluppata.

    Alla Sudbury Valley School

    Le stesse abilità che i bambini imparano così naturalmente nel gioco diventano difficili nel tipico ambiente scolastico.

    La lettura è un ottimo esempio.
    Molti anni fa ho visto mio fratello più giovane imparare a leggere, attraverso il suo stesso gioco, prima che iniziasse la scuola, e più tardi ho visto mio figlio fare la stessa cosa.

    Alla Sudbury Valley School, la scuola democratica non scolastica che ho descritto in un saggio precedente, innumerevoli bambini hanno imparato a leggere attraverso il gioco, in una vasta gamma di età, a volte completamente inconsapevoli del loro apprendimento.
    In questa comunità di età mista, dove non ci sono lezioni di lettura formali, i bambini imparano a leggere perché la lettura è una parte preziosa del loro ambiente sociale.
    Vedono altri bambini che leggono e li sentono parlare di ciò che hanno letto, quindi vogliono leggere.
    Giocano a giochi che coinvolgono la parola scritta. Gli viene letto qualcosa da adulti e adolescenti, che amano leggere per loro.
    Vogliono ascoltare gli stessi libri più e più volte fino a quando non li hanno memorizzati, e poi “leggono” giocosamente i libri che hanno memorizzato fino a quando la loro finta lettura si trasforma in vera lettura.

    Nella scuola

    Confrontalo con l’imparare a leggere nelle scuole standard, che per molti bambini è doloroso e li segna per tutta la vita a proposito della lettura. Immaginate com’è per il bambino che, per qualsiasi motivo, è un po’ più lento nell’imparare a leggere rispetto agli altri compagni di classe. La lettura diventa una misura dell’autostima e una fonte di ansia e vergogna, e quelle emozioni rendono l’apprendimento della lettura non solo doloroso ma difficile. Quando ai bambini viene permesso di imparare a leggere da soli, al proprio ritmo, attraverso il loro gioco autodiretto, la lettura diventa e rimane uno dei grandi piaceri della vita. Lo stesso vale anche per altre abilità. Anche lanciare una palla può essere difficile e vergognoso quando viene insegnato a scuola piuttosto che imparato giocando.

    Il gioco è il modo in cui la natura ci insegna le abilità di cui abbiamo bisogno per la vita. Ma il nostro sistema educativo ha stupidamente trasformato il gioco in qualcosa chiamato “riposo”, banalizzandolo ed emarginandolo veramente. Ed ha anche trasformato l’apprendimento in qualcosa chiamato “lavoro”, rendendolo, per definizione, qualcosa che i bambini non vogliono fare.

    Peter Gray

    Tradotto per LAIF da Alessia Valmorbida. Vai all’Articolo originale

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    Credits: Foto HippoPx.com

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