Spazio alla fantasia

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Prosegue la condivisione di testi composti da un gruppo di ragazzi in istruzione parentale che partecipano ad un laboratorio di scrittura creativa. Dunque… spazio alla fantasia!

Il testo che segue è nato da un’ulteriore iniziativa all’interno di questo laboratorio: il gruppo ha pensato di usare la tecnica del “ricalco” su testi scritti dagli amici.

In sintesi, ecco come funziona:
“I ragazzi scelgono uno o più testi di un determinato autore (uno dei ragazzi), vengono osservate le caratteristiche di questo testo (tipologia testuale, argomenti, lunghezza, presenza di dialoghi, “stile”…) e ogni ragazzo scrive un proprio testo “ricalcando” l’autore. Altro punto importante, se per esempio il testo è stato scritto da una ragazza, tutti dovranno esprimersi al femminile, cercare tematiche femminili (argomenti romantici…).

Inoltre, è stato aggiunto un piccolo elemento di sfida che piace moltissimo: i ragazzi mandano i testi all’adulto referente che li legge a tutti e loro devono indovinare chi l’ha scritto. Il top è quando il proprio testo viene attribuito all’autore “ricalcato”, ovviamente!

Vengono sempre scelte alcune parole da inserire obbligatoriamente, per dar spazio alla fantasia.”

Per il seguente testo scritto da Alessandro, 15 anni, le parole obbligatorie erano:

incredibilmente, cioccolato, arcobaleno, homo abilis, vita, vernice

Buona lettura!

 

Oggi è venerdì, sono felice. Entro in classe e dopo aver individuato la mia migliore amica esclamo: “Ciao Bea!” “…” nessuna risposta. Sta parlando con qualcuno, magari non mi ha sentito. Mi avvicino ulteriormente e la saluto di nuovo. “Ah… ciao Greta, che c’è?… dimmi”, mi risponde. Rimango interdetta. “In che senso “che c’è”? Ti ho salutata come al solito” le dico. “Ah ok, allora ciao anche a te”. Dopo aver detto questa frase si volta e ritorna a parlare con gli altri, anzi, torna a parlare con Daniel, quello che le piace. Allora sorrido e capisco che voleva essere lasciata in pace. Mi siedo al banco e ripasso cinque minuti per la verifica.

Nell’intervallo, dopo la verifica, vado di nuovo da Bea. Stavolta non sta parlando con nessuno. Appena mi avvicino le sussurro incuriosita: “Allora? Come va con Daniel?”. “Ma allora sei proprio una cozza! Non ti sopporto più!”. Ecco, questa risposta non me l’aspettavo proprio. Aveva appena urlato a tutta la classe che non mi sopporta più. La guardo confusa ma mi ricevo un’occhiataccia. Me ne ritorno immediatamente al mio banco e mi sento congelata.

Non può essere che la mia migliore amica mi dica queste cose, perché fa così? La lezione successiva incomincia ma io non sento niente. A stento riesco a mettere a fuoco quello che c’è sulla lavagna. In questo momento non riesco nemmeno a pensare, sono troppo confusa.

Uscendo da scuola non la saluto di nuovo ma la osservo: stava mano nella mano con Daniel e sul suo volto risplendeva il suo sorriso. Ed in questo momento capisco come stanno le cose.

Entro in casa con le lacrime appese gli occhi; papà sta imbiancando la cucina e mamma è seduta sulla poltrona mentre cuce. “Ciao tesoro, tutto bene a scuola?”.  Mi chiede mia madre. Con enorme fatica provo a mascherare la voce spezzata e rispondo: “Sì, certo”. Non sentendo nessuna replica capisco che il mio tono di voce è stato abbasta sicuro. Senza pensarci due volte me ne vado filata in camera mia e mi stendo sul letto per pensare meglio su quello che mi è appena successo.

Bea, la mia migliore amica, mi aveva incredibilmente trattato male e snobbato tutta la mattinata solo perché sto antipatica a quello che le piace. Evidentemente, a quel Daniel non andava bene che io e lei fossimo amiche e quindi, senza pensarci due volte, Bea ha rovinato la nostra amicizia. Non mi sembra vero che deve rovinare anni di amicizia per un motivo così sciocco e infantile.

Mi stendo sul letto e, affranta e delusa, sonnecchio per un’oretta. Al risveglio incomincio a ricordare i momenti belli che abbiamo passato insieme. Soprattutto quando grazie ai suoi sorrisi e alla sua positività aveva incominciato a farmi avere fiducia in me stessa e negli altri. Ora quella fiducia mi sembra svanita nel nulla. Mi sento appesantita e tradita.

Prendo il cellulare e ho due notifiche: La prima è di Bea che mi chiede scusa. Le sue scuse non mi interessano, con quello che ha fatto ha dimostrato tutta la sua elevatissima maturità. La seconda è di Lorenzo Bavarese, il mio compagno di classe introverso. Prima di leggerla vado in cucina a prendere un buondì al cioccolato, magari gli zuccheri mi tirano su di morale.

Torno in camera, addento la merendina e, dopo averne assaporato il gusto, leggo il messaggio: “Ciao Greta, so che è strano ricevere un messaggio da me, ma stamattina ho notato come ci sei rimasta male dell’atteggiamento di Bea e ti volevo solo dire che se vuoi ci sono. Per un po’ di sostegno morale intendo. Un’ultima cosa, smettila di grattarti il pollice.”. Mi rendo conto che in quel momento stavo grattando con l’indice la parte interna del pollice destro per sfogare il mio nervosismo. Anzi, stavo proprio rovinando e spellando il pollice. Non mi sono accorta di questo gesto fino a quando non me l’ha fatto notare Lorenzo. Dopo questo momento di riflessione passo da essere triste ad essere arrabbiata perché realizzo che mi ha osservata per gran parte della mattinata.

Foto di efes da Pixabay

 

Insomma, normalmente non gliene frega niente di me a nessuno mentre quando sono triste vengo osservata?

Preferisco non pensarci e prendo il libro di storia. Lunedì ho un’interrogazione sulle specie homo: dall’homo abilis all’homo sapiens.

Trascorro la serata tranquillamente e riesco ad addormentarmi abbastanza presto.

Al risveglio mi sento ancorata al letto, non riesco ad alzarmi. Allora penso di nuovo alla giornata precedente, i miei pensieri però si soffermano su Lorenzo, non su Bea. Beh, dai, tutto sommato non si è comportato male, inizio a pensare. Si è preoccupato per me quando mi sentivo sola e persa, in più ha avuto il coraggio di scrivermi, per una persona come lui dev’essere difficile.

Dopo questi pensieri prendo il mio telefono e mando un messaggio a Lorenzo per ringraziarlo. Il weekend trascorre lentamente ma riesco a tenermi su di morale.

Lunedì, entro in classe ed evito di guardare la mia ormai ex migliore amica. Sono ancora ferita dal suo atteggiamento: io le ho sempre voluto bene e l’ho supportata mentre lei alla prima occasione mi butta via. Mi si avvicina un imbarazzato Lorenzo. “C-Ciao Greta, come va?”. Gli sorrido e gli rispondo: “Ciao Lorenzo, va abbastanza bene, grazie.” A questo punto lui mi fa notare una cosa importantissima: “Fai bene a non starci troppo male per Bea, d’altronde se lei ti sta lasciando andare e dimenticando così facilmente, perché non lo fai anche tu? Capisco che non è facile ma una persona che abbandona così la propria migliore amica non merita i tuoi pensieri e le tue preoccupazioni.”

Dopo questa frase entra la prof di storia e ci sediamo tutti ai banchi. Finisco la verifica con mezz’ora di anticipo, quindi inizio a pensare alle parole di Lorenzo. Non ha tutto i torti, prima d’ora ci tenevo moltissimo a Bea ma, forse, come ha detto lui, dovrei lasciarla andare, come lei sta facendo con me.

Dopo questo pensiero mi sento molto più leggera e sollevata. Appena suona la campanella noto che un arcobaleno è apparso qua vicino. Mi alzo e vado da Lorenzo e senza dirgli niente lo abbraccio. Inizialmente non sa cosa fare, ma dopo qualche istante inizia a sorridere e a ricambiare l’abbraccio.

 

Alessandro, quindicenne in istruzione parentale

 

Se desideri leggere altri testi scritti dagli amici di Alessandro, eccone alcuni nati da questo laboratorio di scrittura creativa:

Scrittura e creatività

“Voglio tornare a casa”

Altre esperienze di Homeschooling in pratica le trovi qui

 

1 commento su “Spazio alla fantasia”

  1. Bellissima… Pensavo di leggerne poche righe e bon, ma son stata ancorata alla lettura… Bellissimo… Mi ha fatto truffare in questa situazione, I sentimenti, la realtà, le scene.. Proprio bello… Questo testo ha un’anima e si sente, rimane dentro.. Bellissima.. Grazie

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