Uno degli elementi distintivi tra la scuola e l’istruzione parentale, oramai è noto,  è l’elevato grado di personalizzazione delle attività, dei percorsi, delle metodologie e degli approcci da parte dei genitori nei confronti di ciascuno dei propri figli.

La ricerca di fonti autorevoli, risorse costruttive e dinamiche di apprendimento coinvolgenti è costante da parte dei genitori in istruzione famigliare che, se da un lato hanno il vantaggio di farsi ispirare dalle curiosità dei propri figli, dall’altro hanno il piacevole compito di dover creare occasioni stimolanti, per permettere a tali curiosità di emergere.

Se ignoro l’esistenza di qualcosa, come posso sentire l’esigenza di approfondirne la conoscenza?

Ecco che quindi noi genitori partiamo a caccia di siti da spulciare, testi da leggere, documentari da guardare, laboratori da svolgere che introducano argomenti, o aspetti, nuovi e, speriamo, accattivanti. Approcciamo nuovi temi, soggetti e contesti per poi proporli ai nostri figli.

Noi viviamo in una zona in cui sono presenti un numero considerevole di famiglie che ha compiuto la nostra stessa scelta educativa, ciascuna declinandola in modo personale ed unico. Questo ci ha spesso permesso di aggiungere agli strumenti su menzionati e alle gite in solitaria presso musei, biblioteche, pinacoteche, teatri, aziende agricole didattiche e associazioni culturali, la pianificazione ed organizzazione di incontri, attività e laboratori normalmente offerti alle scuole.

In questo articolo  emerge l’interesse che molte realtà culturali esprimono verso gli studenti in istruzione parentale, interesse che posso testimoniare in prima persona.

Il nostro gruppo, eterogeneo per provenienza ed età, infatti ha spesso preso contatti con musei, teatri, osservatori, centri didattici, aziende agricole didattiche, associazioni culturali e biblioteche riuscendo a creare occasioni di apprendimento spesso uniche.

Configurandoci come “gruppo scuola” abbiamo spesso fruito di attività, laboratori e scontistiche applicate alle scuole.

Non di rado, proprio in considerazione del divario di età dei nostri figli (nel gruppo andiamo dai pochi mesi ai 14 anni) le strutture contattate si sono rese disponibili a riformulare, ricalibrare le loro proposte che, nella norma, sono configurate per  fasce d’età più strette e sovrapponibili alla suddivisione in classi scolastiche.

Tutto comincia con un primo contatto, che può essere telefonico o via mail. In questo primo approccio il genitore che organizza si presenta e offre, spesso, pillole di conoscenza su cosa sia l’istruzione famigliare mostrando interesse alla partecipazione ad una visita, un evento o laboratorio proposto dalla struttura, che presenta più nel dettaglio le  proposte normalmente offerte alle scuole.
Una volta verificata la possibilità di venire accolti come gruppo, si valuta il numero di partecipanti minimo richiesto e l’importo, qualora sia previsto, da corrispondere.
Inizia da qui la stimolante costruzione di quello che diventerà, sì una occasione di apprendimento, ma anche l’ennesima opportunità per i nostri figli di cementare la loro amicizia.

Nessuna base è più solida, per una vera amicizia, della condivisione di esperienze e passioni.

Nella mia esperienza personale, essendomi qualche volta occupata dell’organizzazione di “gite”, così le chiamiamo nel gruppo, le strutture hanno mostrato una grande apertura, seconda solo alla curiosità, nei nostri confronti. Spesso si è arrivati ad un alto livello di riprogrammazione degli eventi o dei laboratori, fino a giungere a formulare attività cucite su di noi.

Ad esempio, nel visitare un centro didattico della zona, i gestori, al fine di riuscire a proporre più attività di nostro interesse nell’corso di una sola giornata, hanno aperto in orari normalmente chiusi al pubblico. In un altro caso, un museo ha riformulato la propria proposta di visita più laboratorio in modo di consentire la partecipazione ai bambini e ragazzi di età differenti. Tutto ciò come conseguenza della necessità di noi genitori di partecipare in prima persona. Non dimentichiamoci, infatti, che poi saremo noi che dovremo tenere il “diario” dei loro apprendimenti e spesso, ad evento concluso, rispondere a domande che tali circostanze generano nei nostri figli, approfondendo i vari temi ed aspetti.

I temi e le attività svolte nel corso di questi eventi, spesso, diventano la base su cui molti di noi svilupperanno il PDE (Progetto Didattico Educativo) da consegnare, contestualmente alla richiesta di idoneità, alla scuola di riferimento.

Nonostante gli ultimi anni non siano stati molto favorevoli, siamo spesso riusciti ad organizzare diverse delle nostre gite.
Soffiata via una leggera perplessità iniziale, confidataci talvolta dalle guide, relatori o docenti di laboratori, il confronto con le realtà culturali è stato, di solito, positivo e stimolante.
Di seguito una breve carrellata di link di alcune delle strutture che ci hanno ospitato e che continuano a farlo con attività e proposte sempre più stimolanti:

MIC Milano

Museo dei fossili del Monte San Giorgio

Museo Civico dei Fossili di Besano

Le Sinergie Azienda Agricola

Il Trebbo

Centro Didattico Scientifico – EcoPlanetario del Parco Pineta

Progetto Zattera Aps

MUSEC

Villa e Collezione Panza

Apicoltura Cascina Bertolina

 

Se ti interessano altre esperienze di “gite homeschooler” a musei fruendo delle stesse agevolazioni della scuola, leggi qui.

Se anche tu vuoi condividere una bella esperienza in questo campo, contatta Nunzia Vezzola: nunzialeali@gmail.com.

 

foto di Esi Grünhagen da Pixabay

 

Non andiamo a scuola ma…

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