“Educare nell’era digitale: opportunità e rischi” (ultima parte)

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Siamo arrivati alla quarta ed ultima puntata delle riflessioni molto interessanti proposte da mamma Antonella sul tema: “Educare nell’era del digitale: opportunità e rischi”.

Buona lettura!

Ecco l’ultima parte del mio articolo su questo tema così importante che meriterebbe sicuramente ulteriori approfondimenti. Per chi avesse perso le puntate precedenti dedicate a questo tema del digitale, di seguito il link della prima, seconda e terza parte. Il libro al quale faccio riferimento è “VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI. Sai davvero quando è il momento giusto per dare lo smartphone ai tuoi figli?” di Alberto Pellai e Barbara Tamborini.

“Uno strumento di valutazione”

Nel capitolo conclusivo del libro gli autori provano a dare dei suggerimenti pratici per limitare l’uso eccessivo dei dispositivi digitali da parte di giovani e giovanissimi.

Innanzitutto fare un bilancio di partenza e analizzare il “tempo digitale” attuale dei nostri figli…

per quante ore al giorno il bambino/ragazzo è connesso alla rete?

In realtà questo bilancio dovremmo farlo anche noi adulti perchè il nostro esempio ha sicuramente un impatto positivo (o negativo) su di loro. Ecco alcune domande che secondo gli autori potrebbero aiutarci a valutare la nostra situazione:

“- Quanto sono connesso con il posto in cui mi trovo?

– Quanto sono connesso con le persone che ho vicino?

– Quanto sono connesso con le cose che stanno accadendo?

– Quanto sono connesso con le cose che le persone si aspettano da me in questo momento?”

In patica… cercare di gestire il digitale

Non sempre è facile cambiare abitudini, soprattutto quando si parla di smartphones e videogiochi che come abbiamo visto possono creare dipendenza. La sfida più ardua per noi genitori è quella di dare delle regole chiare e rimanere fermi sulle nostre posizioni. Una relazione di fiducia reciproca costruita fin da piccoli con i nostri figli rimane sicuramente l’elemento fondamentale, insieme ad un dialogo costante e ad un confronto continuo con le situazioni della vita quotidiana.

Questi alcuni dei suggerimenti proposti dagli autori di fronte a meccanismi di “dipendenza digitale” (i virgolettati in corsivo e in grassetto riprendono alcune frasi del libro).

  1. Astenersi dal comportamento o dalle cose dalle quali si è dipendenti… per esempio definire delle fasce orarie nelle quali il dispositivo connesso non viene toccato ed esercitarsi a far rispettare tali confini”
  2. “Astenersi nelle situazioni più diverse… per esempio non usare il cellulare in diversi contesti e situazioni come in vacanza, in una sala d’attesa ecc.”
  3. “Sviluppare nuovi comportamenti in alternativa a quello che si vuole ridurre… per esempio scegliere nuovi hobby o passioni da seguire… Ogni no deve andare a braccetto con un tempo di relazione che aiuti a costruire i significati di quel no e a progettare alternative soddisfacenti”
  4. Imparare a controllarsi meglio… per esempio fare proprie strategie per autocontrollarsi, come la mentalizzazione, la respirazione ecc… .”
  5. “Essere buoni esempi e mostrare coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa… per esempio mostrarci capaci di trascorrere del tempo libero senza utilizzare dispositivi connessi”

    Altri suggerimenti presenti nel libro per rimandare o limitare l’uso personale di dispositivi digitali connessi alla rete, soprattutto da parte dei giovanissimi…

    – Iniziare con l’uso condiviso di uno smartphone per esplorarne insieme le potenzialità e i limiti, compresi i rischi che potremo verbalizzare in base all’età del bambino e alla sua capacità di comprensione.

    – Vivere in famiglia dei tempi condivisi di “detox tecnologico” in cui sospendere per tutti l’uso dei dispositivi e dedicarsi ad attività alternative come fare una passeggiata, guardare un film, fare un gioco da tavolo ecc.

    – Nutrire il corpo, la mente e il cuore dei nostri figli con gli ingredienti realmente necessari alla loro crescita come il contatto con la natura, il movimento, l’arte, la lettura, la solidarietà verso gli altri, la cooperazione in casa ecc.

    – Fare un “gemellaggio” con un amico/compagno di classe la cui famiglia ha deciso di rimandare come noi l’uso personale dello smartphone, può aiutare il preadolescente a sentirsi meno solo…

    “Allenare la capacità di pensare con la propria testa” e imparare a dialogare con chi la pensa diversamente da noi.

     

    “Una proposta impegnativa”

    Concludo riportando un brano tratto dal primo capitolo del libro che mi sembra adatto per chiudere il cerchio della riflessione che volevo condividere con voi.

    E soprattutto mi sembra un messaggio positivo e incoraggiante per noi genitori!

    “Se state lottando ogni giorno per cercare di accendere nella mente dei vostri ragazzi preadolescenti pensieri più attenti alle responsabilità, se passate molto tempo a conciliare conflitti tra voi e loro… provate a pensare che forse state facendo esattamente quello che serve ai vostri figli in questa fase della loro vita. Direte – Sì ma che fatica! – Già, proprio così, ma questa è la strada per costruire nella mente di chi sta crescendo competenze complesse che gli serviranno per tutta la vita. Gli state insegnando ad autoregolarsi, a controllare le proprie emozioni, a conoscere i propri difetti e a valorizzare i punti di forza. Gli state mostrando il valore della fatica e dell’impegno… Ogni divieto a stare connesso che date loro adesso è finalizzato a lasciare spazio ad esperienze quotidiane in presenza nelle quali allenare capacità fondamentali per la costruzione di relazioni durature.

     

    Buone riflessioni a tutte e a tutti!

    Mamma Antonella

    Mamma homeschooler, socia LAIF e autrice del blog “Percorsi di apprendimento”

     

     

    Qui potete trovare i tre primi articoli dedicati all’educare nell’era del digitale: opportunità e rischi:

    Prima parte

    Seconda parte

    Terza parte

     

    Immagini: Licenze Creative Commons

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