Dichiarazione annuale 2024: i risultati del sondaggio

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Il sondaggio sulla procedura di dichiarazione annuale di istruzione parentale è rimasto aperto dal 10 febbraio al 31 marzo 2024. In questi 50 giorni sono pervenuti 396 questionari.

Ringraziamo tutti coloro che con la loro partecipazione hanno contribuito a creare una panoramica delle situazioni di criticità e delle positività su questo aspetto amministrativo basilare per l’istruzione parentale.
Si tratta naturalmente di dati indicativi, che comunque forniscono un quadro abbastanza realistico di questa importante scadenza amministrativa che è la dichiarazione annuale e di come l’hanno vissuta le famiglie in istruzione parentale.

Sommario

    Età dei giovani in istruzione parentale rilevata dal sondaggio sulla dichiarazione annuale 2024

    dichiarazione annuale

    Il 62,6% dei questionari pervenuti (248 questionari su 396) riporta situazioni con figli in età compresa fra i 5 ed i 10 anni. Un’età che grossomodo dovrebbe corrispondere ad una dichiarazione annuale preventiva per i primi cinque anni di obbligo di istruzione (gli anni della primaria).

    L’età compresa fra gli 11 ed i 13 anni è stata rilevata nel 28,3% dei casi: 112 questionari su 396. Questo dovrebbe corrispondere agli anni di istruzione dal sesto all’ottavo (fascia scuola media).
    Segnaliamo tuttavia che 9 situazioni in questa fascia di età (pari all’8% del gruppo e al 2,25% del totale) hanno presentato la dichiarazione annuale al dirigente scolastico delle scuole superiori. Potrebbe trattarsi di giovani che concludono l’ottavo anno di istruzione nel giugno 2024, oppure che hanno rimandato l’esame conclusivo del primo ciclo (terza media), o ancora di fanciulli cosiddetti “anticipatari”.
    Ancora una volta il mondo dell’istruzione parentale si rivela ricco e sfaccettato.

    Ha superato l’ottavo anno di istruzione soltanto il 9,1% delle situazioni descritte nei questionari pervenuti: 36 questionari su 396.

    Regione di presentazione della dichiarazione annuale di istruzione parentale

    dichiarazione annuale

    La regione più rappresentata è di gran lunga il Veneto, con 136 questionari compilati su 396, pari al 34,3% del totale.
    Seguono la Lombardia, con 83 questionari (il 20,95%), l’Emilia-Romagna con 38, pari al 9,6%.
    In posizione intermedia, a brevissima distanza l’una dall’altra, si trovano la Sardegna (19 questionari, cioè il 4,8%), la Puglia, il Friuli-Venezia-Giulia, la Sicilia, il Piemonte, la Toscana.
    Le meno rappresentate risultano Liguria, Calabria, Abruzzo, Campania, Lazio, Trentino, Umbria, Val d’Aosta, Basilicata e Marche.
    Grande assente, il Molise.

    E’ lecito inoltre supporre che la situazione qui descritta abbia soltanto una valenza indicativa della presenza e della distribuzione delle famiglie in istruzione parentale in Italia.
    Infatti la domanda del questionario verte sulla regione in cui è stata presentata la dichiarazione annuale e non su quella di residenza. Di conseguenza, la regione dichiarata potrebbe non essere quella di residenza, alla luce anche delle risultanze della domanda sul destinatario della dichiarazione di istruzione parentale.
    Facilmente su questi dati ha avuto un’influenza anche il grado di penetrazione di LAIF nelle varie zone.

    Il destinatario della dichiarazione annuale

    Il 95,8% delle situazioni (pari a 379 questionari su 396) ha inviato la dichiarazione al DS del territorio di residenza. Così, le famiglie hanno aderito al dettato del D. Lgs. 62/2017, art. 23, laddove questo cita esplicitamente il Dirigente scolastico del territorio di residenza come destinatario della dichiarazione annuale di istruzione parentale. L’adesione alla norma pone le famiglie in una situazione di serenità e piena sostenibilità della propria scelta.

    In 17 casi su 396 (pari al 4,3%) i questionari pervenuti rilevano destinatari diversi dal DS del territorio di residenza, in difformità rispetto alla legge vigente.
    Di questi, il 17,6%, pari a 3 situazioni (lo 0,75% del totale), affermano di aver inviato la dichiarazione esclusivamente al sindaco del proprio comune. Una famiglia l’avrebbe presentata sia al sindaco che all’Ufficio Scolastico Regionale.
    Gli altri avrebbero indirizzato il tutto invece al dirigente scolastico di una scuola (corrispondente per grado di istruzione) fuori dal territorio di residenza.

    Dall’esame delle risposte pervenute risulta che in 15 casi, anche quest’anno, studenti in età di scuole superiori hanno presentato la dichiarazione di istruzione parentale all’Istituto comprensivo e non alla scuola superiore con l’indirizzo di studi prescelto. Naturalmente potrebbe trattarsi di fanciulli che hanno rimandato l’esame di terza media o uno degli esami di idoneità, o di altre situazioni ancora. Tuttavia è lecito supporre che almeno alcuni di questi 15 siano già arrivati al secondo ciclo di istruzione ma abbiano scelto il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo per questo passaggio amministrativo. Il che lascia supporre anche la collaborazione del suddetto dirigente.
    Quella di interfacciarsi con la scuola superiore del territorio di residenza dopo l’esame conclusivo del primo ciclo (terza media) è una delle novità introdotte dalla nota ministeriale N° 40055 del 12/12/2023, che evidentemente lascia spazio alla flessibilità (tanto più che si tratta di un provvedimento non pubblicato in Gazzetta Ufficiale). Ciò deporrebbe a favore dell’ipotesi che gli Istituti comprensivi, se lo vogliono, possono continuare ad aggiornare l’Anagrafe Nazionale Studenti del portale SIDI anche dopo la terza media.

    Come già rilevato sopra, in 9 situazioni con figli fra gli 11 ed i 13 anni (pari al 2,5%) i compilatori hanno dichiarato di aver presentato la comunicazione annuale di istruzione parentale al dirigente scolastico delle scuole superiori.

    La richiesta del progetto didattico-educativo di massima contestualmente alla dichiarazione annuale di istruzione parentale

    Questo forse rappresenta l’aspetto critico più frequente tra quelli evidenziati dal sondaggio LAIF 2024 sulla pratica di dichiarazione annuale preventiva di istruzione parentale.
    Il  Decreto Ministeriale 8 febbraio 2021 N°5 è chiaro sul destinatario e la tempistica di consegna del progetto didattico-educativo, e anche sulle sue finalità. Tuttavia, i Dirigenti scolastici lo richiedono in sede di dichiarazione di istruzione parentale. Presumibilmente lo fanno in virtù di una lettura superficiale di una frase della nota ministeriale N° 40055 del 12/12/23. Questa però si pone in netto contrasto con la norma superiore a cui si riferisce. Tale lettura non risulta quindi per nulla persuasiva della sua logicità ordinamentale e sostanziale.

    Sono ben 79 (su 396) le situazioni in cui è stato richiesto il progetto didattico-educativo, pari a quasi il 20% dei casi.
    Di queste, il 43% (pari all’8,6% del totale) si è risolta grazie all’informazione ed alla consapevolezza delle famiglie. Qualcuno ha saputo negoziare, promettendo la presentazione di un progetto famigliare di istruzione in una fase più avanzata del percorso.
    La maggior parte (il 57% di chi si è visto richiedere il progetto didattico-educativo, pari all’11,4% del totale) ha incontrato la resistenza della scuola.

    La classifica delle maggiori criticità (quei 54 casi in cui le famiglie hanno incontrato la resistenza della scuola) vede ancora in testa il Veneto, con 12 situazioni non risolte, seguito dalla Lombardia con 7, dall’Emilia-Romagna con 6 e dalla Sardegna con 5.
    A pari merito, con 2 situazioni ciascuna, Sicilia, Campania, Friuli-Venezia-Giulia, Trentino Alto-Adige, Toscana, Val d’Aosta e Basilicata. Chiude la classifica il Piemonte, con un caso solo.

    In questi calcoli abbiamo tenuto conto della segnalazione registrata in un questionario di una risposta data per errore.

    La dimostrazione delle capacità tecniche o economiche

    Su questo punto le maggiori criticità si sono manifestate nella richiesta da parte delle scuole della presentazione di ISEE e/o titoli di studio o nella richiesta di uso di una modulistica specifica. La nota ministeriale N° 40055 del 12/12/23 prevede infatti che le capacità tecniche o economiche dei genitori debbano ritenersi dimostrate da una dichiarazione. La stessa nota raccomanda inoltre ai dirigenti di non raccogliere informazioni eccedenti e non pertinenti sulle famiglie. L’esempio citato è appunto quello dei dati sul reddito o sui titoli di studio.

    I dati emersi dal sondaggio paiono incoraggianti: nel 95,5% dei casi (378 risposte su 396) la dichiarazione contenuta nella dichiarazione annuale di istruzione parentale, quando presente, è stata sufficiente. In un ulteriore 3% dei casi (12 questionari su 396), è stata accettata una dichiarazione aggiuntiva fatta dalla famiglia, quindi non su modulo prestampato. In un caso, la comunicazione di istruzione parentale non comprendeva le capacità tecniche o economiche, quindi è stata necessaria un’a dichiarazione apposita’integrazione.

    Le maggiori criticità hanno coinvolto 6 situazioni su 396, pari all’1,5% dei casi e si sono registrate soprattutto nella primaria: 4 casi su 6.
    In testa la Lombardia, con due situazioni di criticità, entrambe alla primaria. Seguono, con un caso ciascuna, la Toscana (medie), il Veneto (superiori), l’Emilia-Romagna (primaria) e il Friuli-Venezia-Giulia (primaria).

    L’uso di moduli prestampati per la dichiarazione annuale

    La criticità legata alla richiesta di utilizzare dei moduli prestampati per la dichiarazione annuale è dovuta principalmente a due fattori:

    • la presenza in questi moduli di dichiarazioni e di informazioni non dovute (come ad esempio sulla sede d’esame di idoneità, sui tutor/docenti che si occupano dell’istruzione, ecc.)
    • l’assenza di una normativa a supporto.

    Il quadro complessivo descritto dal sondaggio pare discreto: nel 90,4% dei casi (358 risposte su 396) la scuola non ha chiesto che la famiglia compilasse dei moduli prestampati.

    Nel 9,6% delle situazioni descritte dai questionari (38 questionari su 396), il Dirigente scolastico ha richiesto di utilizzare i moduli prestampati della scuola per la dichiarazione annuale di istruzione parentale. Oltre il 63% di queste situazioni (pari al 6,1% del totale) si sono risolte grazie alla capacità della famiglia di fornire informazioni e di argomentare. Questo dato è particolarmente incoraggiante.

    Le situazioni che non si sono risolte interessano prevalentemente la primaria (10 su 14, pari al 71%), seguite a pari merito da medie e superiori (2 situazioni per ciascuna).

    La classifica delle regioni in base alla rigidità e nel pretendere l’uso di moduli prestampati per la dichiarazione annuale:

    • Veneto: 4 richieste indebite non risolte, di cui una alle superiori e le altre nella primaria
    • Sicilia con 2
    • a pari merito Lazio, Friuli-Venezia-Giulia, Lombardia, Emilia, Liguria, Trentino Alto Adige, Puglia e Sardegna, con una segnalazione di abuso ciascuna. A parte un caso alle superiori in FVG, le altre situazioni sono tutte nella primaria.

    I commenti del Dirigente al progetto didattico-educativo di massima

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    Secondo le risposte a questa domanda, il progetto didattico-educativo sarebbe stato consegnato in 86 casi su 396, nel 21,7% dei questionari pervenuti.
    Di questi, il 96,5% non ha ricevuto commenti dal DS (83 situazioni su 86). Ciò è coerente con la normativa (oltre che rispettoso). Infatti, la nota ministeriale N° 40055 del 12/12/23 prevede che il dirigente scolastico si limiti a prendere atto della decisione genitoriale.

    E’ interessante notare che i due terzi dei commenti sono positivi!
    L’unico commento negativo al progetto didattico-educativo è stato segnalato in Veneto, nella scuola media.

    Una famiglia ci ha tenuto a sottolineare di aver presentato il progetto didattico-educativo volontariamente.
    Questa potrebbe essere una situazione relativamente diffusa. Infatti, dall’analisi comparata di questa domanda con quella precedente sullo stesso tema, risulta che il numero di progetti didattico-educativi presentati (86) sarebbe superiore a quelli richiesti (80). Il gap aumenta se si considerano quelli teoricamente consegnati (46).

    L’applicazione della nota ministeriale senza un approccio critico manifesto può generare una prassi dannosa per gli homeschooler.

    La procedura di dichiarazione annuale

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    Com’è noto, l’avvio dell’anno di istruzione parentale si effettua e si rinnova con una semplice dichiarazione annuale cartacea, consegnata al dirigente scolastico del territorio di residenza, ai sensi del D.Lgs. 62/17, art. 23.

    Ciononostante, in molti casi i Dirigenti scolastici richiedono alle famiglie di effettuare l’iscrizione a scuola e immediatamente dopo il ritiro.
    Si tratta, evidentemente, di una procedura inutilmente complicata, che, oltre a non avere alcun supporto normativo, rappresenta un aggravio procedurale sia per le famiglie che per le segreterie scolastiche.
    Alcuni dirigenti citano difficoltà di gestione del portale ministeriale. Se così fosse, l’onere non deve ricadere sulle famiglie in istruzione parentale e il problema deve essere risolto all’interno del sistema scuola.

    Su questo punto, le risultanze del sondaggio LAIF 2024 mostrano un quadro sostanzialmente discreto. Ciò si traduce in un buon 91% di dirigenti che non hanno richiesto l’iscrizione con ritiro: 362 casi su 396.

    L’8,6% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di aver ricevuto la richiesta di iscrizione seguita dal ritiro: 34 situazioni su 396.

    Grazie alla preparazione e alla consapevolezza dei genitori, il 73,5% di questi (6,3% del totale) è riuscito a negoziare ed ha ottenuto di non fare l’iscrizione con ritiro. Come peraltro previsto dal D.Lgs. 62/17, art. 23, e dalla nota ministeriale N° 40055 del 12/12/23.
    Invece, quasi il 26,5 % di questo gruppo ha dovuto fare l’iscrizione e poi il ritiro. Il che corrisponde al 2,3% del totale: 9 casi in tutto.

    Questa volta, troviamo in testa alla classifica delle male pratiche la Sardegna e la Toscana, ciascuna con due casi, uno alle medie ed uno alle superiori.
    Seguono Friuli-Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Sicilia, ciascuna con un caso, tutti alle medie, tranne in Sicilia (primaria).

    Segnalazioni di irregolarità rilevate mediante il sondaggio

    In tutto, le segnalazioni pervenute via sondaggio sono 58, di cui 38 strettamente attinenti la tematica della dichiarazione annuale 2024. Le altre sono riferite a situazioni già felicemente risolte oppure a criticità diverse, o ancora ad anni precedenti o altro.

    La classifica per regione vede ancora il Veneto in testa, con 16 segnalazioni su 41 (39%). Seguono la Lombardia con 12 su 41 (29,3%), l’Emilia-Romagna con 4/41 (10%), la Sardegna con 4/41 (10%) e il Trentino-Alto Adige con 2/41 (4,8%). Hanno ricevuto una sola segnalazione ciascuna (pari al 2,3% del totale) il FVG, la Basilicata e la Liguria.

    Com’era prevedibile, la maggior parte dei disagi per le famiglie si concentra alla primaria, con 24 segnalazioni su 41, pari al 58,5%. A seguire, le scuole medie con 15 (36,5%) e poi le superiori con 2 (il 5%).

    Naturalmente, il sondaggio ha rilevato anche degli scostamenti rispetto alla normativa da parte di alcuni (pochi) genitori.

    Di sotto riportiamo le tematiche delle segnalazioni pervenute. E’ possibile visionarne i testi originali inviando una e-mail di richiesta a presidente@laifitalia.it.

    Le criticità relative alla dichiarazione annuale 2024

    Esse riguardano diversi aspetti:

    • una certa imprecisione lessicale, quindi concettuale. da parte delle istituzioni (l’uso del termine “richiesta” anziché “dichiarazione” o “comunicazione”; l’uso del termine “alunno” riferito a chi fa istruzione parentale)
    • la richiesta di dati eccedenti e non pertinenti, quali ad esempio i curricula scolastici e formativi dei docenti tutor o dei genitori che effettuano l’educazione parentale,
    • richieste indebite da parte della scuola del territorio di residenza (del progetto didattico-educativo entro il 15 aprile; insistenti richieste di informazioni sull’esame; pressioni soprattutto nel passaggio al ciclo di istruzione successivo)
    • atteggiamenti poco accoglienti da parte delle segreterie, toni saccenti e minacce di segnalazione per presunta evasione dell’obbligo di istruzione nel caso di non presentazione del progetto didattico-educativo o dei titoli di studio.

    Alcune sono segnalazioni che rivelano scarsa correttezza nella gestione amministrativa della pratica:

    • mancata protocollazione della dichiarazione di istruzione parentale
    • iscrizione o mancata disiscrizione di giovani in istruzione parentale, o ancora abbinamento al codice meccanografico della scuola
    • richiesta del nulla osta per la dichiarazione di istruzione parentale in caso di cambio di residenza
    • difficoltà nel passaggio di consegne fra un istituto comprensivo e l’altro
    • “autorizzazione” all’istruzione parentale da parte del dirigente scolastico, anziché la presa d’atto prevista dall’ultima nota ministeriale
    • mancate risposte della scuola alle richieste delle famiglie
    • intervento dei vigili urbani per la verifica dell'”iscrizione” dei figli o degli assistenti sociali

    Altre osservazioni sono riportate nei commenti all’articolo di presentazione del sondaggio.

    Credits: Foto di Jan da Pixabay

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