Qual è lo scopo principale dell’istruzione e dell’educazione?

Gianna ci aiuta a capirlo: ha tradotto per noi questo articolo, 2015-05-08KrisztinaBP A CÉL – Amit ne tévesszünkszem elől.

 

Vogliamo sempre ottenere qualcosa con i nostri figli. L’intenzione è in noi anche quando non ci pensiamo e questo influenza le nostre relazioni.

Il più delle volte quando i genitori  cercano delle risposte riguardo al tema dell’educazione, vogliono orientare qualcosa nel comportamento problematico dei loro figli.

Quando chiedo:

– “Vuoi davvero che tuo figlio stia meglio?”

La risposta è in qualche modo:

– “Sì, è così. Voglio che si comporti meglio.”

Questo obiettivo non è proprio uguale al mio. Allora cominciamo: qual è l’obiettivo?

 

Lo scopo a lungo termine dell’educazione

Secondo l’approccio che è centrato sullo sviluppo, educhiamo nostro figlio per garantire a lui di raggiungere la piena maturità. Non solo che cresca, ma che si sviluppi la sua persona con tutte le sue potenzialità. Com’è diverso questo di quando miriamo solo a un buon comportamento!

Ogni bambino ha un potenziale umano: l’opportunità di essere una persona matura quando cresce. Anche quelli che sono nati con la sindrome alcolica fetale e anche i bambini con autismo. Ogni bambino può essere una persona matura, se nella sua vita c’è un adulto che cura il suo sviluppo. Nonostante questo non sono tutti  maturi quelli che raggiungono l’età adulta. Al giorno d’oggi sempre più numerosi sono gli adulti immaturi. Il problema non sta nelle loro possibilità, ma nella realizzazione di queste possibilità.

L’obiettivo è una persona che ha raggiunto la piena maturità

  • NON è il comportamento
  • E NEMMENO la valutazione
  • NON è neanche l’integrazione

L’obbiettivo dell’educazione NON è il comportamento

Lo scopo dell’educazione non è quello di far comportare il bambino in modo educato. Le questioni a lungo termine sono più importanti del suo comportamento attuale: il potenziale umano innato si sta sviluppando? E se no, cosa lo impedisce? Ha una maturazione adeguata  in base ai suoi talenti e alla sua età? Se no, cosa lo impedisce? Questo è un approccio completamente diverso rispetto ad essere sempre impegnati a migliorare il suo comportamento.

Cosa faremo diversamente se ci poniamo questo obiettivo? Che influenza hanno nel loro sviluppo i metodi disciplinari di separazione? Come influenza lo sviluppo la punizione con conseguenze logiche?

Nell’educazione tendiamo a pensare a breve termine. “Voglio che ti comporti meglio.” Si comportano meglio in assoluto i bambini schizofrenici!

Non dobbiamo permettere che i nostri problemi quotidiani ci distraggano dall’obiettivo a lungo termine dell’educazione: ossia che il bambino diventi con tutto il suo essere un uomo maturo (com’é la bambina diventi con tutto il suo essere una donna matura)  in cui si realizzano le possibilità insite nel suo essere umano. Che tipo di possibilità? Le possibilità umane che Dio ha posto in lui come portatore della sua immagine.

Lo scopo dell’istruzione NON è la valutazione

Lo scopo dell’istruzione non è quello di far ottenere buoni voti a scuola a un bambino. Questo è un desiderio che ci distrae da un traguardo importante a lungo termine: essere adulti, diventare una personalità matura. Anche la scuola ha un ruolo attivo in questo. Può svolgere un ruolo importante in alcuni bambini, ma non in tutti. Per molti è una barriera.

Poniamoci la domanda: quale ruolo può svolgere questa scuola nello scatenare il potenziale umano in questo bambino? Aiuta oppure ostacola il suo sviluppo? Questa è la vera domanda, e non come ottenere voti migliori. Non è perché qualcuno impara la materia richiesta e soddisfa le attuali aspettative educative che avrà un volto umano, e diviene un uomo prosperoso e fruttuoso!

Lo scopo dell’educazione NON è l’integrazione

Lo scopo dell’educazione non è fare in modo che il bambino soddisfi le aspettative della maggior parte delle persone, cioè le norme sociali. C’è una tendenza secondo cui la conformità sociale è l’aspetto principale dell’istruzione. Una delle forme distintive di questo approccio nel XX secolo è stata B.F. Skinner che era uno psicologo americano, noto rappresentante della tendenza psicologica comportamentista. Ma già nel XVII secolo il filosofo inglese John Locke, uno dei pionieri dell’empirismo, gettò le basi per una filosofia dell’educazione al cambiamento del comportamento.

Il comportamentismo considera importante che il bambino sia soprattutto “normale”, cioè conforme alle norme accettate dalla società. Hanno paura degli individui. Ciò che li interessa di più è come i bambini possono essere modellati per essere ciò che dovrebbero essere in termini di utilità sociale. Questo è ciò per loro l’educazione.

Anche il filosofo pragmatico americano John Dewey ha avuto una grande influenza sulle nostre concezioni dell’educazione con il suo libro The School and Society (1899). Ancora oggi, sembra che non riusciamo a liberarci della convinzione che la scuola integri i bambini nella società. E lo fa davvero. Quanto più marcata è nell’istruzione la necessità di soddisfare le aspettative della società, tanto più scoraggia il bambino dal progredire verso la maturità; tanto meno contribuisce al fatto che in seguito diventerà un membro costruttivo e creativo della società.

Le opportunità che si realizzano durante i processi di maturazione

Con l’aiuto del triangolo, l’essenza di una cosa può essere presentata in una forma chiara, scomposta nei suoi elementi più importanti, motivo per cui le teorie filosofiche sono così spesso formulate in tre punti. Una teoria globale cerca di circumnavigare il suo soggetto da tutti i lati. Se la descrizione è troppo versatile, la teoria non è ancora abbastanza chiara; non è ancora chiaro cosa ci sia di più importante in esso. Il nostro triangolo rappresenta l’essenza del potenziale umano: ecco cosa potremmo essere se potessimo crescere fino a diventare una personalità matura:

Nel momento in cui la sua educazione è completata e il bambino vola fuori dal nido familiare, il bambino deve diventare un essere sociale indipendente, flessibile e socialmente adatto. La possibilità di ciò, il potenziale umano, è in ogni bambino:

 

Riesce a vivere autonomamente (senza i suoi attaccamenti)

Un uomo maturo è in grado di vivere come un sé diverso dagli altri; si assume la responsabilità delle sue decisioni, pensa con la propria testa e si regge sulle proprie gambe.

Il corpo del feto si sforza di essere biologicamente vitale prima della nascita. Il cordone ombelicale è tagliato, respira già da solo… ma la sua ritrovata indipendenza è solo all’inizio della viabilità. Deve percorrere il sentiero dell’indipendenza in tutte le altre aree della sua vita. Quando arriverà il momento di iniziare a camminare e parlare, sarà svezzato dal pannolino, poi mangerà da solo. Nel campo dello sviluppo psichico è altrettanto importante diventare autonomi. Anche l’indipendenza fa parte del potenziale umano, una delle possibilità che l’uomo porta dentro di sé.

Il neonato dipende completamente dagli adulti che si prendono cura di lui. Questo è il punto di partenza; il processo di maturazione inizia con la completa dipendenza dalla madre. La domanda è: come si arriva essere un membro distinto di una comunità? Questo sarebbe uno degli obiettivi a lungo termine dell’istruzione.

Flessibile e resiliente

Una persona matura è in grado di adattarsi in modo flessibile alle mutate circostanze.

Durante l’infanzia si possono accumulare molte ferite spirituali. Vengono rifiutati, affrontano i propri limiti e disabilità, vivono delle privazioni ​​e subiscono delle perdite. Ogni bambino deve affrontare molti ostacoli e delusioni inevitabili, se non per  altro, perché dipende dagli altri, ha capacità limitate e non può  avere sempre ciò che vuole.

È una parte naturale della nostra vita,dover combattere con dei diversi draghi, mentre desideriamo acquisire i tesori che ci beneficeranno perché anche la resilienza fa parte del nostro potenziale umano: adattamento flessibile, la capacità di lottare e poi ritrovare noi stessi.

Chi si sviluppa bene, sarà in grado di affrontare situazioni difficili della vita ed elaborare le perdite senza essere schiacciato da esse. Adattandosi alle circostanze mutate, cambia lui stesso, ed è grazie a questo che il suo equilibrio viene ripristinato dopo fallimenti e traumi. Nonostante le grandi differenze individuali, si può dire che gli esseri umani sono i più capaci di adattarsi. L’adattamento flessibile ha un enorme potenziale di sviluppo, che risiede dentro di noi –  ma per qualche motivo, di cui parleremo più avanti, per molti rimane inutilizzato.

Lo sviluppo della resilienza è parte di un processo di adattamento permanente. Come la vitalità, la capacità di adattarsi in modo flessibile – e con essa una sufficiente tolleranza allo stress – si sviluppa solo in pochi bambini in modo che potessero intraprendere la loro vita da adulti con abbastanza resilienza. Questo sarebbe un altro obiettivo a lungo termine dell’istruzione.

Essere vivente sociale, capace di vivere in comunità

Una persona matura neanche in una relazione perde la sua personalità. Senza di essa non potrebbe donarsi nelle sue relazioni, non potrebbe amare un altro.

Il bambino è ancora decisamente scortese e privo di tatto… ossia è onesto e non diplomatico. Ciò che è nel suo cuore è nella sua bocca. “Guarda com’è grassa quella zia!” “Perché la tua bocca è così puzzolente?” “Puah, ma questa polpetta è cattiva!” Non è ancora in grado di prendersi cura di sé e degli altri allo stesso tempo, quindi non è nemmeno adatto a essere un membro costruttivo di una comunità. Non è ancora ben socializzato.

Un bambino di quattro anni che si adatta pacificamente o va d’accordo con i suoi coetanei non si preoccupa ancora di loro; non li tratta ancora in maniera attenta e costruttiva. E se prova a far stare bene gli altri, si dimentica di se stesso. Vivere pacificamente fianco a fianco non significa che il bambino sia ben socializzato. Anche se qualcuno ha dei modi accattivanti.

Gesù stabilì uno standard semplice ma elevato che richiede maturità e buona volontà: “Ama il tuo prossimo, come te stesso” (Matteo 22:39)

Una persona matura è capace di essere attenta con se stessa e con gli altri allo stesso tempo. Può prestare attenzione agli altri senza perdere i propri confini. Non pretende nemmeno dagli altri che si adattino ad esso in tutto. Nel tempo, il processo evolutivo di integrazione porta a una vera socializzazione.

Riflettiamo cosa potrebbe significare questo in un matrimonio. Non basterebbe una vita intera per arrivare a questo punto. Non è facile diventare un essere sociale ben socializzato, ma tutti ne abbiamo la possibilità. E sì, la socializzazione è anche uno degli obiettivi a lungo termine dell’educazione perché fa parte della personalità matura.

I processi di maturazione dell’indipendenza, dell’adattamento e dell’integrazione portano una persona alla piena maturità. Nessuno nasce adulto, ma tutti siamo nati con l’opportunità di diventare adulti.

Educando, aiutiamo i nostri figli a maturare, per diventare persone rigogliose e fruttuose, quando arriverà il momento.

Nel linguaggio psicologico: l’obiettivo dell’educazione è realizzare il potenziale umano.

 

Tradotto dall’Ungherese a cura di Gianna.

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Non perdiamo di vista lo scopo principale!

Un pensiero su “Non perdiamo di vista lo scopo principale!

  • 13 Aprile 2022, 12:48 alle
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    Interessante articolo! Credo faccia sempre bene ricordarci qual è lo scopo che deve guidare i percorsi di apprendimento con i nostri figli!

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