
Sommario
Panoramica
Con la consueta nota, il Ministero ha fissato la finestra temporale prevista per la comunicazione della scelta famigliare relativamente all’istruzione per l’anno 2026-27.
Ciò significa che entro le ore 20:00 del giorno 14 febbraio 2026 ciascun(a) giovane avente diritto all’istruzione obbligatoria deve essere o iscritto ad una scuola oppure dichiarato in istruzione parentale tramite apposita comunicazione resa al dirigente scolastico del territorio di residenza:
… i genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale che intendano avvalersi dell’istruzione parentale presentano annualmente, entro il termine delle iscrizioni on line, una comunicazione preventiva in modalità cartacea direttamente al dirigente scolastico di una scuola del grado di riferimento del territorio di residenza, secondo le modalità indicate nelle Linee guida per l’istruzione parentale emanate da questo Ministero e trasmesse con Nota prot. n. 6640 del 17 dicembre 2025, contenenti indicazioni operative dettagliate cui attenersi, rivolte ai genitori e a coloro che esercitano la responsabilità genitoriale e alle istituzioni scolastiche, alla cui lettura attenta si rimanda. Con riferimento all’anno scolastico 2026/2027, la comunicazione preventiva deve essere presentata entro il 14 febbraio 2026.
Rispetto agli scorsi anni, vengono confermati per il 2026-27:
- la dichiarazione delle capacità tecniche o economiche (non di entrambe, solo una delle due)
- le competenze delle scuole che sono direttamente coinvolte nella vigilanza. La scuola che riceve la dichiarazione di istruzione parentale ne “prende atto”. La scuola d’esame aggiorna l’Anagrafe Nazionale Studenti con gli esiti dell’esame. La famiglia non deve farsi carico di comunicare l’esito dell’esame alla scuola di residenza
- il fatto che la suddetta scadenza si riferisce solo alla scelta di istruzione parentale per il 2026-27. Non vale per chi invece dovesse decidere di iniziare l’istruzione parentale successivamente all’iscrizione a scuola. In tal caso si deve effettuare il ritiro dalla frequenza e mandare la dichiarazione in qualsiasi momento dell’anno. Per questa situazione non esistono scadenze.
- la modalità di presentazione della dichiarazione: “una comunicazione preventiva in modalità cartacea direttamente al dirigente scolastico di una scuola del grado di riferimento del territorio di residenza, secondo le modalità indicate nelle Linee guida per l’istruzione parentale”.
Rispetto allo scorso anno, nel secondo ciclo di istruzione è venuta meno l’indicazione del corso di studi prescelto. Pare quindi di capire che non sia richiesta una corrispondenza esatta, ma poi bisognerà vedere nella pratica come i vari dirigenti interpreteranno la cosa.
Il ruolo delle Linee guida per l’Istruzione parentale
Questo Ministero ha recentemente pubblicato le Linee guida per l’Istruzione parentale.
Dal punto di vista della gerarchia delle fonti del diritto, le Linee guida non hanno valore vincolante. Esse hanno una funzione di guida all’applicazione pratica, di indirizzo interpretativo.
A noi però rivelano anche qual è l’ottica del Governo e la tendenza rispetto all’istruzione parentale e per questo la loro conoscenza può aiutarci ad operare le scelte più consapevoli ed opportune, sia per la nostra famiglia che per la libertà di istruzione in Italia.
Quelli che seguono sono solo alcuni esempi che fanno capire come sia sempre più necessaria la consapevolezza delle famiglie.
Il “progetto didattico-educativo di massima” 2026-27 (che alle superiori si chiama “programmazione di massima”)
Ad esempio, sia la nota ministeriale che le Linee guida ribadiscono la necessità di allegare alla dichiarazione il “progetto didattico-educativo di massima”. Questo però non è previsto da nessuna legge di rango superiore. Su questi punti abbiamo già argomentato più e più volte. Si vedano, a titolo di esempio:
- Progetto didattico-educativo di massima preventivo
- Progetto didattico-educativo per la comunicazione di istruzione parentale?
- Considerazioni sulla nota ministeriale 33071 del 30/11/22
- Lettera aperta sulla nota del 30 nov. 2021
- Homeschooling: genitori dovranno presentare piano didattico-educativo? Alcune criticità
- https://www.youtube.com/watch?v=llbjKWiI1oE
- https://www.youtube.com/watch?v=J-3rwZeL4cc
- LAIF ha collaborato con Terra Nuova edizioni per la diretta streaming di mercoledì 19 gennaio 2022 sulle criticità della nota ministeriale. A questo link si trova la registrazione della serata.
La conferma del carattere indeterminato di questo documento viene anche dal fatto che nel tempo ha cambiato nome diverse volte. Da semplice progetto didattico-educativo a progetto didattico-educativo preventivo di massima, con un accumulo progressivo di aggettivi. Quest’anno si è deciso di invertire la rotta e di rinunciare al carattere di preventivo.
Appurate le criticità intorno a questo tema, nelle Linee guida si legge una frase tendenzialmente liberticida, che fa capire quale siano le reali intenzioni:
… si ritiene preferibile che la scelta della scuola presso cui svolgere l’esame di idoneità ricada sulla scuola vigilante, in quanto ha ricevuto il progetto educativo-didattico (ovvero la programmazione per le classi del secondo ciclo di istruzione) di massima al momento della presentazione della comunicazione preventiva e ha avuto la possibilità di proporre eventuali regolazioni al fine di renderlo coerente con le Indicazioni per il curricolo per il primo ciclo di istruzione e le Indicazioni nazionali/Linee guida per il secondo ciclo di istruzione.
Qui sono chiaramente contenute due azioni di limitazione della libertà di scelta genitoriale e della libertà di insegnamento. Per fortuna le Linee guida non sono fonte del diritto, ma certamente sono conosciute ai Dirigenti.
E’ chiaro che stiamo assistendo (già da tempo) ad una sistematica scolarizzazione dell’istruzione parentale e ad un suo contenimento.
Per questo motivo le famiglie sono poste di fronte alla scelta se assecondare tale andamento o invece fare resistenza.
Come comportarsi?
- La cosa più lineare e coerente con la normativa nazionale è consegnare la dichiarazione di istruzione parentale per l’anno 2026-27 completa della dichiarazione del possesso delle capacità tecniche o economiche, ma senza il “progetto didattico-educativo di massima”.
Questo per restare nel pieno rispetto della legislazione vigente. Rispetto al quale sono tenuti tutti, anche i Dirigenti. - Nel caso in cui il Dirigente scolastico che la riceve dovesse pretendere l’integrazione con il “progetto didattico-educativo di massima”, la famiglia dovrà chiedere di essere informata su quale sia la legge (numero, articolo, comma) che prevede la consegna di tale documento. La prima risposta al Dirigente potrà quindi contenere questa richiesta di informazione.
- Casomai il Dirigente dovesse poi diventare insistente, o nel caso in cui qualcuno si trovasse nella situazione di dover assecondare le richieste del Dirigente scolastico, abbiamo predisposto un “progetto didattico-educativo di massima” da personalizzare. Puoi richiederlo a info@laifitalia.it.
Se si dovesse arrivare a tanto, il fatto di assecondare le richieste del Dirigente si pone, eventualmente, come un gesto di buona volontà e di collaborazione da parte della famiglia e non è dovuto per legge. Tale aspetto va fatto presente alla consegna del documento, affinché il Dirigente ne prenda coscienza.
IMPORTANTE: oggi più che mai è necessario essere consapevoli che, consegnando il “progetto didattico-educativo di massima”, si sta avvallando una prassi che rischia di diventare liberticida per tutto il mondo dell’istruzione parentale.
A chi rivolgersi in caso di dubbio
Benché sia attivamente impegnata nel supportare le famiglie che rivendicano fino in fondo i propri diritti, LAIF ha deciso di dare supporto a tutte le famiglie, qualsiasi sia la loro decisione, fornendo documentazione, argomentazioni in chiaro e materiale dal sito.
I consulenti LAIF di istruzione parentale sono a disposizione per offrire sostegno alle situazioni più complesse.
Ai soci offriamo consulenze personalizzate gratuite. Inoltre, sempre per i soci LAIF, in area riservata esiste un repertorio ampio e articolato di progetti famigliari di qualità (compresi i piani di studio previsti per la provincia autonoma di Trento), che altri associati hanno voluto condividere all’interno dell’Associazione.
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- supporto, anche economico in caso di un impegno a livello legale,
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Non si potrebbe creare una prassi, ovvero un consuetudine, uguale e contraria? Si potrebbe si inviare il progetto didattico educativo alla scuola viciniora, ma anche alla scuola esaminatrice. Cadrebbe così la loro “giustificazione” nel spingere gli aventi diritto ad istruire (genitori) a far esaminare i figli dove vorrebbe il ministero. Perchè mai dobrebbe essere la scuola vigilante a “proporre eventuali regolazioni” al progetto difattico educativo se poi la verifica dell’aderenza dell'”alunno” a tale progetto verrà effettuata in un altra sede? Sarebbe più coerente è più attendibile che sia la scuola esaminatrice a verificare se le “regolazioni” proposte siano state seguite o meno. Questa situazione che propongo peró, che vorrebbe salvaguardare la libertà di scelta sulla questione dell’esame annuale, puó essere sostenuta solo in confizioni di paritá di documentazione tra le due scuole, quella vigilante e quella esaminatrice. Nel caso si voglia optare per un atteggiamento ostruzionistico non presentando a nessuno il progetto didattico-educativo,potrebbe in futuro cadere anche la possibilità di far valutare questo progetto liberamente alla scuola che i genitori vorrebbero scegliere come esaminatrice. Invito tutti ad un atteggiamento costruttivo che sappia saggiamente ribalatare a nostro favorr certe condizioni nate in principio come ostacolo.
Cordialmente
Francesco
Socio Laif
Buonasera Francesco,
Il tema si pone su più piani: quello amministrativo, quello sostanziale, quello soggettivo. Il primo porta alla considerazione fondamentale che il progetto didattico educativo di massima non è previsto dalla normativa e quindi una nota esplicativa non dovrebbe trattarlo, e non dovrebbe quindi essere posto come un adempimento, per di più in termini “impositivi”. Sul piano sostanziale non ci si può distogliere dalla necessità di articolare il discorso rispetto alle tante modalità di fare istruzione parentale che sono possibili. Chi procede in “scuola a casa” a mio avviso tende a riscontrare meno problemi per presentare detto progetto; chi fa unschooling invece ne incontrerà parecchi. In mezzo ci stanno tutti i percorsi ibridi per cui è veramente difficile, su questo piano, individuare uno scenario che si attaglia a tutti. Sul piano soggettivo è necessario considerare che il rapporto con le istituzioni è legato molto a condizioni specifiche, che ognuno deve, e comunque, si trova a commisurare con attenzione. I tempi non permettono di impostare in modo non idoneo, sotto tutti i punti di vista, i rapporti con i vari enti. Quello che secondo me potrebbe essere un punto di raccordo, ascrivibile ad un atteggiamento di prudente e vigile “realismo” è quello di intendere e rappresentare al dirigente, l’eventuale consegna del progetto, non come un riscontro dovuto, ma come un atto di volontà propria nel senso di una ricerca del dialogo. Non evidenziare questo passaggio sarebbe deleterio per lo specifico e per tutto il sistema dell’istruzione parentale. passerebbe l’idea che gli homeschooler sono inconsapevoli o sempre e incondizionatamente malleabili, anche quando gli si impongono incombenze non dovute. Ovviamente i comportamenti ripetuti diventano “prassi”.
Dal punto di vista della valutazione il rapporto tra scuola vigilante e scuola esaminatrice è insignificante, la cosiddetta idoneità è verificata sul progetto finale per quello che è non per quanto sia coerente o meno a quello delineato all’inizio. Non essendo previste (per ora…?!) valutazioni intermedie, non si ravvede dove possa essere il terreno di raccordo tra la scuola vigilante e quella esaminante. Penso che la ragion d’essere di questi sofismi istituzionali derivi da una pregiudizievole visione dell’istruzione parentale come un “animale” da tenere sotto costante controllo. Tutto questo mi pare un prodotto di un rinnovato “scuolacentrismo” che pervade paradossalmente non solo le istituzioni, ma, e questo mi sembra ancor più rilevante, anche la cultura diffusa della “società civile”.
Buongiorno Sergio!
Anzitutto grazie per la risposta e la riflessione in essa contenuta!
Vorrei solo precisare che non ho parlato di un rapporto tra scuola esaminatrice e scuola vigilante, ma di creare una prassi atta a creare la conseutudine a far valutate questo progetto didattico educativo all’istituzione scolatica che i genitori scelgono. Proprio perchè questa richiesta non è regolamentata a livello legislativo esiste lo spazio di manovra per i genitori. Daltronde esistono numerosi indirizzi educativi nelle diverse scuole pibbliche e private, riconosciute dal MIUR. Ogni scuola in base al consiglio docenti e all’indirizzo padagocico che sposano, crea un panorama eterogeneo nel mondo dell’educazione. Perchè mai inviare il progetto didattico ad una scuola dello Stato che si arroga il diritto di regolare lo stesso piano? Una scuola non statale ma ugualmente riconosciuta dal ministero potrebbe regolate in modo del tutto diverso lo stesso piano del medesimo studente.
Cordialmente
Francesco
Buonasera Francesco,
Il problema, a mio avviso, non è tanto “a chi” presentare il progetto educativo didattico di massima, ma la ragion d’essere di questa richiesta ora. Infatti la normativa struttura la “vigilanza” sul dovere di istruzione, su due momenti : 1 la comunicazione di istruzione parentale, in cui la famiglia, appunto “comunica” che per l’annualità futura opererà nei termini possibili dell’istruzione parentale; in quel momento dichiara di avere le capacità per farlo (anche se su questo aspetto c’è da riflettere, ma è un altro capitolo) e addirittura, si dice che al scuola prende semplicemente atto; 2 la verifica del dovere di istruzione attraverso l’esame. Nella fase 1 non c’è un esame nel merito, che invece viene richiesto specificamente nella fase 2. La linearità di questa sequenza è chiara e solida, se si parte dal presupposto che i genitori siano consapevoli e responsabili di quello che fanno. Se questo presupposto non è condiviso, ci sono invasioni di campo come questa del progetto di massima, ovvero “si è vero che la Costituzione ecc. ecc., ma noi istituzione non ci fidiamo, per cui dobbiamo guidarli noi questi genitori presuntuosi a tal punto di potersi sostituire alla scuola”.
Io penso che la presentazione del progetto di massima, su base volontaria in un ottica di collaborazione, se ci sono certe condizioni e se tutto fa parte di un progetto consapevole, possa anche far nascere delle cose buone. In quel caso la sua ragion d’essere sta in piedi.
Così come lo stanno proponendo, mi sembra tradisca chiaramente una volontà di estensione di un controllo ingiustificato (non lo vedrei staccato dalle ultime vicende che stanno riempiendo i giornali).
Il progetto preventivo di massima ha fatto capolino lo scorso anno, sempre sulla circolare delle iscrizioni, e li hanno cercato di dare un appoggio normativo dicendo che sarebbe stato introdotto ai sensi del decreto che prevedeva invece la presentazione del progetto al momento della richiesta d’esame. Noi abbiamo rilevato il paradosso, l’abbiamo segnalato. Tanti dirigenti non hanno insistito nel chiederlo, altri si sono arroccati. Insomma un passettino alla volta si va verso la “normalizzazione dell’istruzione parentale, in circolazione si ma “col braccialetto elettronico”.
In questi termini che lo riceva una scuola o l’altra cambia poco perchè comunque l’accertamento/esame deve(e spesso non lo è) essere fondato sul progetto educativo didattico “consuntivo” che di per se necessariamente si deve “regolare” sulle indicazioni nazionali per il curriculum. La valutazione si produce su ciò che si invera in sede d’esame, non nel confronto tra il progetto di massima e quello consuntivo. Ovvero in istruzione parentale, perlomeno in taluni casi non si rispecchia lo schema procedurale delle prove intermedie, le quali di per se possono essere utili, belle, tutto quello che vogliamo, ma se mai devono essere frutto della scelta educativo didattica individuata e perseguita dalla famiglia in istruzione parentale. Per cui secondo me il punto da chiarire (eventualmente) è la ragion d’essere vera di questa richiesta (che personalmente immagino), sulla cui base si potrà ragionare sulla congruenza o meno della consegna all’una o all’altra scuola. Cioè non darei per acquisito che il rapporto istituzionale, in questo caso, sia sul fatto di chi è il soggetto più titolato a ricevere lo strumento di “massima”. Non tralascerei anche l’aspetto che le istituzioni sono sempre pronte a fare le “precisine” quando si tratta di prendere in mano le questioni di istruzioni parentale, impigliandosi anche su formalismi fini a se stessi, pretendendo però, come in questo caso, delle prestazioni fuori norma, frutto di estemporanee pose. Anche questa è materia di “educazione civica”, visto che ci tengono tanto. Potrebbe essere un bel compito di realtà da sottoporre alle scuole. Grazie per l’attenzione. Sergio.
Buongiorno,
noi facciamo un Progetto, come l’anno scorso, e la scuola lo ha sempre accettato senza problemi. Quest’anno, in cui nostra figlia sta facendo la Quarta Primaria, abbiamo un dubbio : per nostra figlia, che l’anno prossimo farà la Quinta, dobbiamo riferirci alle “vecchie” Linee Guida del 2012 o dobbiamo fare riferimento alle Nuove Indicazioni Nazionali che entreranno in vigore nel prossimo anno?
In alcuni siti, compresi quelli di alcune riviste del settore, si trova che le Nuove Indicazioni entreranno in vigore gradualmente, cioè l’anno prossimo solo le Prime, l’anno dopo Prime e Seconde, e così via. In altri trovo che nvece entrano subito in vigore per tutte le classi. Insomma non c’è chiarezza. Abbiamo chiesto a conoscenti insegnanti di scuola che non ci hanno saputo rispondere: nelle loro scuole non hanno ancora iniziato a pensarci.
Sapete di una indicazione su questo aspetto?
Roberto
Ciao Roberto,
Anche noi leggiamo che le Indicazioni Nazionali entreranno in vigore “gradualmente” a partire dall’anno scolastico 2026-2027.
Certamente il progetto didattico-educativo da presentare all’esame di quest’anno dovrà essere strutturato tenendo ad orizzonte le Indicazioni nazionali 2012.
Un caro saluto.
Ti ringrazio. Ho chiamato la segreteria della scuola statale “di riferimento”, quella dove mia figlia andrebbe, (la segreteria è sempre stata cordiale e informata, non ha mai ostacolato l’istruzione parentale, quindi mi sono fidato a chiedere a loro) e dopo un paio di giorni in cui si sono informati mi hanno confermato che le nuove linee guida entrano in vigore, l’anno prossimo, solo per le classi Prime).
Ciao, grazie
Roberto
Grazie, Roberto, per questa condivisione.
Buongiorno,
non mi è chiaro un punto: per il percorso di educazione parentale alle scuole superiori, noi genitori dovremmo inviare una comunicazione al dirigente di una scuola (per esempio liceo linguistico) della provincia di residenza, ma poi saremmo liberi di fare iscrizione online ad altra scuola fuori provincia?
O al contrario comunicazione di educazione parentale e iscrizione online vanno fatte necessariamente a una scuola “di appoggio” della provincia di residenza?
Ringrazio molto per ogni vostro chiarimento.
Ciao Paolo,
Non è così. Per il percorso di istruzione parentale (non
educazioneparentale), i genitori devono inviare comunicazione/dichiarazione al Dirigente scolastico di una scuola del territorio di residenza e basta. Non devono fare l’iscrizione a nessuna scuola! L’iscrizione a scuola per definizione è incompatibile con l’istruzione parentale.Soprattutto non l’iscrizione online! Ma nessuna iscrizione di nessun tipo.
Questo è ben chiaro nel modello dichiarazione che trovi nella modulistica.
Non ho capito da dove arrivi il concetto di “scuola di appoggio”. Non esistono “scuole di appoggio”, né sul piano normativo né su quello pratico.
Resto a disposizione.
Salve,
Ho fatto richiesta di istruzione parentale alla scuola di residenza per l’anno 2025 prima primaria ed è stata accolta come una domanda che è stata accolta. A settembre ricevo un email che i libri di testo per mio figlo erano disponibili, eravamo contenti anche se ero un po sorpresa. Usiamo i libri a mio figlio piacciono alcuni eserci dei libri e vorremmo continuarli ad averli. Ho richiesto certificato d’iscrizione poichè mi è stata richiesta da un club sportivo e mi hanno risposto che mio figlio è iscritto in 1B e in istruzione parentale per l’anno 2025/2026. E li ora sono confusa. Abbiamo deciso di fare domanda d’esame d’idoneità in una scuola paritaira, diversa da quella di residenza/vigilante. Cosa devo communicare alla scuola vigilante? Mio figlio piacciono alcune parti del libro di testo e vorebbe continuare ad averli e sono confusa se siamo o non siamo iscritti, cosa consigliate di fare? Avete un modulo tipo di communicare alla scuoal vigilante che l’esame è effettuato altrove?